ROMA -Gli eritrei in Libia hanno scritto una lettera al Papa contro i respingimenti in mare. E l'hanno consegnata lo scorso primo settembre 2009 al cardinal Renato Raffaele Martino (del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace), incontrato a margine di una celebrazione alla chiesa di San Francesco, a Tripoli. Nella lettera si chiede alla Chiesa di "criticare le nuove politiche di respingimento del governo Berlusconi" alla luce della situazione in Libia. Chissà se Martino avrà consegnato la lettera a Ratzinger oppure no. E chissà Ratzinger quale posizione prenderà in merito, anche alla luce delle posizioni espresse dai vescovi del sinodo africano, in questi giorni riunito a Roma. L'ultima è quella dell'arcivescovo di Accra, in Ghana, Gabriel Charles Palmer-Buckle, che ha definito i respingimenti "leggi e iniziative poco cristiane che vanno contro i diritti umani e universali" e quindi "contrari al vangelo". In attesa di una risposta dal mondo cattolico, ecco il testo della lettera consegnata al cardinal Martino.Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
20 October 2009
Gli eritrei in Libia scrivono al papa: fermate i respingimenti
ROMA -Gli eritrei in Libia hanno scritto una lettera al Papa contro i respingimenti in mare. E l'hanno consegnata lo scorso primo settembre 2009 al cardinal Renato Raffaele Martino (del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace), incontrato a margine di una celebrazione alla chiesa di San Francesco, a Tripoli. Nella lettera si chiede alla Chiesa di "criticare le nuove politiche di respingimento del governo Berlusconi" alla luce della situazione in Libia. Chissà se Martino avrà consegnato la lettera a Ratzinger oppure no. E chissà Ratzinger quale posizione prenderà in merito, anche alla luce delle posizioni espresse dai vescovi del sinodo africano, in questi giorni riunito a Roma. L'ultima è quella dell'arcivescovo di Accra, in Ghana, Gabriel Charles Palmer-Buckle, che ha definito i respingimenti "leggi e iniziative poco cristiane che vanno contro i diritti umani e universali" e quindi "contrari al vangelo". In attesa di una risposta dal mondo cattolico, ecco il testo della lettera consegnata al cardinal Martino.03 October 2009
Egypt police kill Eritrean migrant at Israel border
25 September 2009
ሊብያ፡ ዝተጠረዙ ስደተኛታት ቃሎም ይህቡ፡ “ ተቀጥቂጥና ናብ ሳሃራ ተሰጉግና”
ሮማ፡ ብ ወተሃደራት ኢጣልያ ተቐጥቂጦም’ዮም ናብ ሳሃራ ተጠሪዞም። ብ ወተሃደራውያን መራኽብ ኢጣልያ ናብ ሊብያ ዝተመልሱ ስደተኛታት፡ ካብቲ ኣሽሓት ኪሎሜትራት ካብ ትሪፖሊ ርሒቁ ኣብ ማእከል ምድረ-በዳ ዝተደኮነ ሸላታት ንመጀመርያ ግዜ ቃሎም ይህቡ። ብቴለፎነ ክንረኽቦም ክኢልና። 38 ሶማላውያን ኮይኖም ኩላቶም ደቂ-ተባዕትዮ’ዮም። እዚኦም ኣካል ናይታ ብ27 ነሓሰ 2009፡ 81 ሶማላውያን ጽዒና ካብ ትሪፖሊ ዝተበገሰት ጃልባ ኮይኖም፡ ድሕሪ ሰለስተ መዓልቲ ብኢጣልያውያን ዝተነጽጉ እሞ ብዕለት 30 ነሕሰ ንድሕሪት ዝተመልሱ’ዮም።24 September 2009
Video: Suffering of Refugees in Gaddafi's Libya
by Jonathan Miller's blog, posted on Septembe 23, 2009
An African love story
Adebe married her childhood sweetheart, Daniel, in Addis Ababa when she was 22. The trouble was, although Daniel was born in Ethiopia, he was of Eritrean stock, and when the two countries went to war, he was deported to Asmara, the Eritrean capital, where he was forced to join the army.
28 August 2009
Surman: 15 eritrei rischiano la deportazione
"Cari amici,
scrivo questa petizione da parte di 15 richiedenti asilo eritrei detenuti nel centro di detenzione di Surman, a circa 80 km a ovest di Tripoli. Stanno molto male e la situazione fa pensare che stiano per essere deportati in Eritrea. Hanno trascorso più di tre mesi in detenzione senza nessuna speranza, insieme a prigionieri di altre nazionalità, ma in questi giorni ci sono segni che lasciano presagire il rimpatrio. Alcuni funzionari di polizia hanno chiesto loro di riempire dei moduli, li hanno fotografati e hanno preso loro le impronte digitali. Tutto questo non è mai successo prima agli eritrei detenuti in Libia, è incredibile. Loro temono che li stiano ingannando. Perché se dicessero loro che li stanno per rimpatriare, la comunità internazionale si allerterebbe e potrebbe interferire con il loro piano.
26 August 2009
"Questo è un omicidio!". Le reazioni degli eritrei in Libia
TRIPOLI – “Caro, hai saputo della tragedia? 75 eritrei sono morti... ANSA, che Dio li benedica! Buona notte”. Con questo sms, il 20 agosto alle 23:04 un amico eritreo a Tripoli mi informava dell’ultima strage nel Mediterraneo. Lui su quella barca aveva un’amica. Una ragazza di nome Adada, il cui nome compare nella lista dei morti. Era una cara amica. Per questo si era interessato dall’inizio della sorte di quel gommone. E si è fatto un’idea precisa: “Non è stato un incidente in mare, è stato un omicidio”. Lo scrive in una mail spedita a mente fredda, due giorni dopo, dopo aver controllato le notizie sui siti in lingua inglese. “Nell’era della tecnologia una barca così grande non può sfuggire agli occhi d’aquila che pattugliano ogni angolo di questo mondo”. I primi giorni dopo la partenza, avvenuta all’alba del 28 luglio, tra gli eritrei a Tripoli si diffuse la notizia che il gommone era arrivato a Malta. I dallala, come sono chiamati in tigrigno gli intermediari, ovvero gli organizzatori dei viaggi, avevano detto di aver ricevuto una telefonata col satellitare la sera del 29 luglio, in cui i passeggeri dicevano di vedere le luci di Malta. Ma che qualcosa era andato storto lo capirono subito. Selamawi – lo chiameremo con questo pseudonimo – aspettò invano una telefonata dai centri di detenzione di Malta. Passava ore negli internet point della capitale libica per cercare notizie sugli sbarchi e sui respingimenti.25 August 2009
Prato: il vescovo celebra una messa per i 73 morti eritrei
Quelle email ignorate. Dal 31 luglio i familiari chiedevano notizie
ROMA – La prima mail l’ha spedita il 31 luglio scorso. Al Consiglio dei rifugiati di Bonn, in Germania, dove vive da vent’anni. Suo fratello era partito dalla Libia soltanto tre giorni prima, eppure lei già presagiva che quel viaggio avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. Da Tripoli le avevano detto tutti di non preoccuparsi, perché dal gommone avevano telefonato col satellitare il 29 luglio, verso le sette di sera, dicendo che vedevano già Malta all’orizzonte. Tuttavia su internet non c’erano notizie di sbarchi. E nemmeno di respingimenti. Lei glielo aveva sempre detto di non partire. Perché 16 anni sono troppo pochi per sfidare la morte attraversando il Mediterraneo. Gli aveva consigliato di chiedere asilo politico in Libia, ma lui si era scoraggiato. Le Nazioni Unite gli avevano dato appuntamento per il 10 gennaio del 2010, ma con le continue retate della polizia, un futuro in Libia era inimmaginabile. Ed era partito senza dirle niente. A Bonn non sapevano niente, così sempre più preoccupata, ha iniziato a contattare chiunque potesse darle informazioni sulla sorte del fratello. Nel giro di due settimane è arrivata fino al ministero dell’Interno maltese, ma senza risultati. La conferma l’ha avuta soltanto sabato. Dopo vari tentativi, è riuscita a parlare al telefono con uno dei cinque superstiti al centro d’accoglienza di Lampedusa, che suo fratello lo conosceva e come. Prima di partire, a Tripoli, vivevano nella stessa casa. C’era anche lui sul gommone. L’hanno visto spegnersi lentamente, e poi l’hanno abbandonato in mare come tutti gli altri. Il dolore per il lutto, aggravato dal senso dell’ingiustizia, l’ha spinta a consegnarci una copia del fitto scambio di email che ha avuto nelle prime due settimane di agosto con varie associazioni e autorità a Malta e in Germania, che dimostrano come la notizia della presenza di questa imbarcazione alla deriva fosse filtrata attraverso vari canali fin dalla fine di luglio.28 July 2009
Lettera degli eritrei a Tripoli. Torturati in Libia come in Eritrea

25 July 2009
Eritrea: le speranze dell'indipendenza tradite dalla repressione
ROMA, 18 luglio 2009 - Ex-colonia italiana, l'Eritrea è indipendente dall'Etiopia dal 1993. I primi anni di governo di Isayas Afewerki avevano fatto ben sperare i suoi 4 milioni di abitanti. I nuovi giornali, la smobilitazione dell'esercito, la Costituzione. Ma il nuovo e sanguinoso conflitto con l'Etiopia, dal 1998 al 2000, bloccò il processo democratico. La popolazione fu richiamata alle armi. Nel settembre 2001, furono arrestate 15 note personalità del governo che avevano chiesto libere elezioni. La stampa libera fu chiusa e i giornalisti finirono in carcere, insieme a leader religiosi, sospetti oppositori, e fedeli della non autorizzata Chiesa Evangelica. Migliaia di prigionieri politici, oggi detenuti in terribili condizioni e sistematicamente torturati.Eritrea: voices of torture
Il documentario dura 19 minuti. Prodotto nel 2006da "Human Rights Concern - Eritrea", scritto e diretto da Elsa Chyrum, con Surafel Yacob e Amanuel Eyasu
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Lavori forzati e torture per gli eritrei deportati dalla Libia

ROMA, 18 luglio 2009 – L'Eritrea sta investendo molto nel turismo. Lungo il mar Rosso ad esempio, a metà strada tra Massawa e Assab, c'è un albergo a Gel'alo che nessun turista dovrebbe perdersi, specialmente se italiano. Se non altro perché è stato costruito da esuli eritrei costretti ai lavori forzati dopo essere stati arrestati sulla rotta per Lampedusa e rimpatriati dalla Libia su voli finanziati dall'Italia. Proprio così. Non chiedete spiegazioni all'ambasciata eritrea, potrebbero fraintendere. Secondo la propaganda della dittatura infatti, quell'hotel è frutto del coraggio della gioventù eritrea, e in particolare delle forze armate, dal 2002 impegnate in un programma di sviluppo del paese, denominato Warsay Yeka'alo. Noi invece le spiegazioni siamo andate a chiederle agli unici tre che da quell'inferno sono riusciti a scappare e che oggi vivono in Europa. Hanno accettato di parlarci, ma sotto anonimato e a patto di non svelare la città dove oggi vivono sotto protezione internazionale.
01 May 2009
In Egitto sulla via della diaspora eritrea. Destinazione Israele
ROMA, 5 maggio 2009 – Asmara, Cairo, Tripoli, Asmara. Padre Austin sfoglia tra le mani una ventina di buste bianche. Controlla le intestazioni scritte a penna. Non ci sono francobolli. Sono le lettere dei prigionieri eritrei di Burg el Arab. Siamo in Egitto. La parrocchia di Saint Yousuf, nella benestante isola sul Nilo di Zamalek, in pieno centro al Cairo, è un punto di riferimento per i circa 200 eritrei che vivono nella zona. Il giorno prima una delegazione della parrocchia ha visitato il carcere di Burg el Arab, nel nord, vicino Alessandria. Hanno potuto parlare con 15 detenuti, che gli hanno consegnato alcune lettere per i familiari. Dietro le sbarre ci sono 170 eritrei. E non soltanto a Burg el Arab. Le carceri di mezzo Egitto si sono riempite negli ultimi due anni di profughi eritrei e sudanesi. Arrestati nella penisola del Sinai, vengono portati a Qanater, al Cairo, a el-Arish e Rafah, vicino alla striscia di Gaza, e al sud a Hurghada, Shallal, Aswan.09 January 2009
Egitto: continuano le deportazioni dei rifugiati eritrei
CAIRO, 9 gennaio 2009 – L’Egitto continua le deportazioni dei richiedenti asilo eritrei. L’ultimo volo per Asmara è partito mercoledì scorso con 32 profughi a bordo. Altri 25 erano stati rimpatriati lo scorso 19 dicembre 2007. Inascoltate le critiche dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur). Si tratta in maggior parte di disertori dell’esercito eritreo e di membri della Chiesa Pentecostale perseguitati. In caso di rimpatrio è alto il rischio di tortura, come ben documentato dal video “Eritrea – Voices of Torture”. L’Egitto è da un paio d’anni un importante punto di transito della diaspora eritrea verso Israele. Nel 2008 circa 1.200 potenziali rifugiati politici eritrei sono stati rimpatriati dal Cairo. Ed erano eritrei buona parte dei 28 africani abbattuti sotto il fuoco della polizia di frontiera egiziana, lungo la frontiera del Sinai con Israele.Per saperne di più vi invitiamo a scaricare il rapporto sul Sinai di Human Rights Watch
10 December 2008
ጓንታናሞ ሊብያ፡ እቲ ሓዲሽ ናይ ኢጣልያ ፖሊሲ
02 December 2008
Libia: siamo entrati a Misratah. Ecco la verità sui 600 detenuti eritrei
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MISRATAH – Di notte, quando cessano il vociare dei prigionieri e gli strilli della polizia, dal cortile del carcere si sente il rumore del mare. Sono le onde del Mediterraneo, che schiumano sulla spiaggia, a un centinaio di metri dal muro di cinta del campo di detenzione. Siamo a Misratah, 210 km a est di Tripoli, in Libia. E i detenuti sono tutti richiedenti asilo politico eritrei, arrestati al largo di Lampedusa o nei quartieri degli immigrati a Tripoli. Vittime collaterali della cooperazione italo libica contro l’immigrazione. Sono più di 600 persone, tra cui 58 donne e diversi bambini e neonati. Sono in carcere da più di due anni, ma nessuno di loro è stato processato. Dormono in camere senza finestre di 4 metri per 5, fino a 20 persone, buttati per terra su stuoini e materassini di gommapiuma. Di giorno si riuniscono nel cortile di 20 metri per 20 su cui si affacciano le camere, sotto lo sguardo vigile della polizia. Sono ragazzi tra i 20 e i 30 anni. La loro colpa? Aver tentato di raggiungere l’Europa per chiedere asilo.01 December 2008
Misratah: appello di sei studenti eritrei perseguitati
Pubblichiamo questo appello, in inglese, scritto da un gruppo di sei studenti universitari eritrei detenuti nel carcere di Misratah, in Libia, come migranti irregolari. Hanno lasciato l'Eritrea perchè perseguitati politicamente dopo le manifestazioni universitarie del 2001. Sono stati arrestati dalla polizia libica mentre tentavano di raggiungere l'Italia per chiedere asilo politico. L'appello è stato scritto nel mese di agosto 2008. Oggi, alcuni degli studenti firmatari di questo appello sono riusciti a arrivare in Italia. Altri vivono clandestinamente a Tripoli, in attesa di partire per Lampedusa. Altri invece sono ancora dentro il campo di detenzione.20 November 2008
ሊብያ፡ ኣብ ውሽጢ መዳጎኒ ስደተኛታት ምስራታ
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ምስራታ፡ ብ ግዜ ለይቲ፡ ኣብ ማእከል'ቲ እሱር-ቤት ዝርከብ ሜዳ ኮንካ፡ ድምጺ'ቲ ባሕሪ ክትሰምዕ ትኽእል። እዚኦም ድምጺ ማዕበል ናይቲ ገለ ኣማኢት ሜትሮታት ጥራይ ርሒቑ ዝርከብ ባሕሪ ሜድትራንያን'ዮም። ሕጂ ኣብ ምስራታ ኣሎና፡ ገለ 210 ኪ.ሜ. ንምብራቕ ካብ ትሪፖሊ- ሊብያ። እቶም እሱራት ከኣ ኩላቶም ካብ ጉዕዞ ንላምፓዶዛ ወይ ድማ ካብ ከተማ ትሪፖሊ ዝተኣስሩ ኤርትራውያን ሓተቲ ዑቕባ'ዮም። ግዳያት ናይ'ቲ ኣብ ሞንጎ ኢጣልያን ሊብያን ዘሎ ኣዕናዊ ስምምዕ ኣብ ዋሕዚ ስደተኛታት። እዚኦም ካብ 20 ክሳብ 30 ዝዕድሚኦም ኮይኖም፡ 58 ደቂንስትዮ፡ ብዙሓት ቆልዑን ህጻናትን ዝርከብዎም ብጠቅላላ ልዕሊ 600 ሰባት'ዮም። መብዛሕቲኦም ንልዕሊ ክልተ ዓመታት ዝተኣስሩ እኳ አንተኾኑ፡ ወላ ሓደ ካብኣቶም ግና ኣብ ቤት ፍርዲ ዝቐረበ የለን። ከባቢ 20 ሰብ ኣብ 4 ብ 5 ሜትሮ ዝስፍሓቱ መስኮት ዘይብሉ ገዛ ኣብ መሬት ይድቅሱ። ሓደ ብልጫኦም ግና ኣብ ትሕቲ እተን ትኩራት ኣዒንቲ ፖሊስ ኣብ ካንቸሎ ክጸንሑ ዝፍቀደሎም ምኻኖም'ዩ። እንታይ'ዩ ገበኖም? በቓ ናብ ኤውሮጳ ዑቕባ ንምሕታት ክኸዱ ስለዝፈተኑ።25 July 2008
Egitto: lettera di un prigioniero eritreo
20 June 2008
Egitto: continua la deportazione di massa degli eritrei
CAIRO, (20 giugno 2008) - Continua la deportazione di massa dei rifugiati eritrei dall'Egitto. Fonti della polizia citate dalla Reuters affermano che la notte del 20 giugno scorso 350 eritrei sono stati trasferiti da un campo di detenzione sul mar Rosso al Cairo, e deportati nella stessa giornata. Secondo Amnesty International sono gia' 810 gli eritrei deportati dall'11 giugno 2008 sul totale dei 1.600 eritrei detenuti nei campi di detenzione egiziani. Si tratta della piu' grande deportazione mai organizzata negli ultimi anni dall'Egitto e potrebbe segnare il passo di una nuova stagione di repressione anche al Cairo.









