Ancora tensione al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Modena. L'ultimo tentativo di fuga risaliva a una decina di giorni fa. La scorsa notte i 57 reclusi ci hanno provato di nuovo. Il piano e' sempre lo stesso: raggiungere i tetti e da li' tentare di calarsi oltre il muro di cinta con delle corde realizzate con le lenzuola annodate. Cosi' nei mesi scorsi sono riusciti a fuggire una quarantina di reclusi. Ieri pero' qualcosa e' andato storto. E l'evasione e' stata bloccata. La protesta pero' non e' rientrata se non dopo che un gruppo di detenuti ha appiccato il fuoco ad alcuni materassi e a un po' di suppellettili. L'intervento dei pompieri ha spento sul nascere i focolai d'incendio. Mentre per uno dei reclusi, identificato dalle telecamere, sarebbe scattato l'arresto per l'incendio. Questo e' quanto riferito dalla questura alla stampa locale. In questo momento non siamo in grado di dire se vi siano stati dei pestaggi e se vi siano dei feriti tra i reclusi. Anche perche' ai detenuti - che lo ricordiamo si trovano da mesi in stato di privazione della liberta' perche' privi di documenti di identita' - e' privato utilizzare il telefono cellulare e dunque non possono comunicare con l'esterno. Cosiccome ai giornalisti e' vietato visitare i Cie dall'entrata in vigore lo scorso aprile della circolare 1305 del ministero dell'interno, che di fatto ha istituito di nuovo la censura in questo paese.
Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
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27 September 2011
18 September 2011
Tensione al Cie di Modena. Tentativo di fuga al policlinico
Ancora tensione al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Modena. E due tentativi di fuga sventati nel giro di poche ore. Stavolta pero' la questura ha mandato i rinforzi, per evitare il ripetersi delle rivolte che tra giugno e agosto hanno permesso l'evasione di una quarantina di reclusi, in gran parte ragazzi tunisini arrivati a Lampedusa senza passaporto. L'allarme e' scattato intorno alle 18,30 di ieri, quando due ragazzi tunisini sono riusciti a salire sui tetti del Cie. Poco dopo il centro e' stato circondato dai mezzi delle forze dell'ordine. Dieci vetture della polizia, un'automobile della Municipale, gli uomini dell’esercito, Carabinieri e Guardia di Finanza. C’erano tutti. A controllare i movimenti dei due ragazzi sul tetto, che aspettavano il momento opportuno per calarsi all’esterno con una corda di lenzuola, una tecnica gia' utilizzata in passato. Quando hanno visto il concentramento di forze dell'ordine pero' hanno desistito e la protesta e' rientrata senza incidenti. Almeno secondo la versione della stampa locale. Ad ogni modo, che al Cie che ci fosse aria di rivolta lo si era capito fin dal mattino.
20 August 2011
Rivolta al Cie di Modena, 3 reclusi riescono a fuggire
Due sommosse in due giorni. Tre reclusi in fuga, ventimila euro di danni, e un numero imprecisato di contusi tra i rivoltosi e le forze dell'ordine. Questo il bilancio delle ultime 48 ore al centro di identificazione e espulsione di Modena, in via La Marmora. La tecnica ormai è rodata e ha portato nei mesi scorsi a rocambolesche fughe dal Cie emiliano. Non più sui tetti a piccoli gruppi, ma in massa contro la cancellata principale della gabbia. Per tornare in libertà i reclusi sono disposti a scontrarsi con i loro carcerieri, a maggior ragione con la nuova legge che ha esteso da 6 a 18 mesi il limite del trattenimento nei Cie. A differenza delle notizie allarmiste diffuse dall'ente gestore, la Misericordia di Modena, a tentare il tutto per tutto non sono scafati galeotti, ma piuttosto ragazzini partiti all'avventura e ritrovatisi dopo Lampedusa con la prospettiva di farsi 18 mesi in gabbia senza aver commesso reati, oppure italiani tra virgolette, ovvero quarantenni e cinquantenni che nel nostro paese ci vivono da una vita e che qui hanno casa, famiglia e qualche volta pure i figli, ma che hanno i documenti scaduti. La questura di Modena comunque non sembra stare a guardare e sta organizzando il rinforzo del personale di guardia della struttura, probabilmente con un reparto mobile della polizia di Bologna. Intanto dal Cie, dove a differenza di tutti gli altri Cie d'Italia i detenuti non possono usare i cellulare, è comunque trapelata la notizia dei pestaggi avvenuti in seguito alle due rivolte. Di seguito, la notizia sulla stampa locale.
23 July 2011
LasciateCIEntrare, il programma del 25 luglio
L'appuntamento è per le 11,00 davanti ai Cie della vostra città, insieme a parlamentari e giornalisti, per dire no alla censura imposta per circolare ministeriale da Maroni. E per parlare delle condizioni dei detenuti con i 36 parlamentari che visiteranno le strutture. Perchè gli obiettivi sono due. LasciateCIEntrare, ma anche lasciateliuscire! Di seguito il programma delle visite con orario, adesioni e referenti. Per leggere l'appello e il motivo per cui Fortress Europe aderisce alla campagna, cliccate qui.
18 July 2011
Ribellarsi è giusto? Il caso dei tunisini al cie di Modena
In questi giorni si levano anche autorevoli voci contro la legge sui rimpatri in discussione in Parlamento, che porta a 18 mesi la detenzione nei centri di identificazione e espulsione. In rete circola anche l'appello "No al carcere per gli innocenti", firmato da personalità del mondo della cultura e della politica. E il 25 luglio è in programma una giornata nazionale di mobilitazione indetta da giornalisti e parlamentari per il diritto d'ingresso della stampa nei Cie. Fin qui sembrano essere tutti d'accordo. I toni però cambiano non appena i reclusi nei Cie si ribellano. Prendiamo il caso del Cie di Modena. Lo scorso 27 giugno una violenta rivolta esplosa nel pomeriggio, con porte scardinate, cancelli sfondati e duri scontri con militari, finanzieri e operatori della Misericordia, portò all'evasione di 30 reclusi tunisini. Nelle ore successive otto di loro furono rintracciati e arrestati immediatamente con l'accusa di lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Il 16 luglio sono stati rimessi in libertà dal tribunale del riesame di Bologna, per un vizio di forma. Nessuno però ha applaudito alla loro liberazione. Nessuna voce di solidarietà, ma al contrario soltanto indignazione come se si trattasse di delinquenti. Eppure sono quelli che dall'interno dei Cie si sono ribellati ai 18 mesi di detenzione. Ovvero alla stessa idea per cui si firmano gli appelli in rete. Con la differenza che quando sei dentro, non basta fare un clic su un sito per dire no. Il rischio di ribellarti te lo prendi sulla tua pelle. Ma vediamo come è andata la storia nel dettaglio.
10 July 2011
LasciateCIEntrare. Il 25 luglio contro la censura
Da Gradisca a Lampedusa. Visite parlamentari a tappeto nei centri di identificazione e espulsione (Cie) di tutta Italia per dire no alla censura imposta dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, che dal primo aprile vieta l'ingresso nei Cie alla stampa e alle associazioni. L'appuntamento è per lunedì 25 luglio alle 11,00. Davanti ai Cie di Roma, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari e Trapani. Lo stesso giorno altre delegazioni visiteranno il centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Mineo (Ct) e i centri di prima accoglienza di Lampedusa, Porto Empedocle (Ag) e Cagliari, dove pure dal primo aprile la stampa non può più entrare. La visita al Cie di Bologna invece è anticipata a venerdì 22 luglio. L'iniziativa è stata promossa da sindacato e ordine dei giornalisti insieme a un gruppo di parlamentari, dopo il primo appello pubblicato due mesi fa proprio su Fortress Europe. Consultate il programma delle visite con orari e referenti.01 July 2011
Cie: le immagini che nessuno deve vedere
Altro che tutelare la privacy dei reclusi o la sicurezza dei cittadini. Altro che evitare di intralciare la gestione dei centri. Ecco perché la stampa non deve entrare nei centri di identificazione e espulsione. Per non mostrare agli italiani queste immagini. E per non raccontare loro queste storie. Quelle che vedete sono foto che ho scattato durante le mie visite ai centri di identificazione e espulsione di Torino, Crotone, Roma, Modena, Trapani, Gradisca e Caltanissetta nel corso del 2009. Quando ancora la stampa poteva entrare. Le storie le trovate nella pagina del sito dedicata ai cie. Vogliamo continuare a poter monitorare la situazione. Vogliamo che ogni giorno gli italiani vedano quelle immagini di uomini in gabbia senza un motivo, come se fossero animali. Vogliamo che gli italiani sappiano davvero quali sono le conseguenze di certe scelte politiche sulle vite degli altri. Lasciateci entrare nei Cie! Lo ripetiamo da un mese sulla rete con il nostro appello, sostenuti per la prima volta anche dall'ordine e dal sindacato dei giornalisti, da quando Maroni ha vietato alla stampa l'ingresso nei centri di espulsione con la ormai famosa circolare 1305 del primo aprile.
27 June 2011
Modena: altra fuga dal Cie, liberi 30 tunisini
Un gruppo di trenta reclusi in rivolta è riuscito a fuggire dal centro di identificazione ed espulsione di Modena poco prima delle 15,00 di quest'oggi. Negli scontri sono rimasti feriti cinque militari della Guardia di Finanza e un'operatrice della Misericordia, l'ente che gestisce il centro. In buona parte si trattava di ragazzi tunisini rinchiusi nei Cie dopo il loro arrivo a Lampedusa nei mesi scorsi. Dopo pranzo nel centro è scoppiata una rivolta nella quale i reclusi hanno divelto diverse porte e portoni, poi hanno scavalcato le recinzioni e sopraffatto le forze di vigilanza. Alcuni di loro sarebbero stati rintracciati dopo la fuga e riportati nella struttura. A detta dello stesso ente gestore la tensione nella struttura resta molto alta.
Aggiornamento 29 giugno 2011
Il bilancio finale e' di 23 evasi e 20mila euro di danni. I dettagli sulla stampa locale
Aggiornamento 29 giugno 2011
Il bilancio finale e' di 23 evasi e 20mila euro di danni. I dettagli sulla stampa locale
14 June 2011
Cie Modena: rivolta di una decina di tunisini
Ancora tensione al centro di identificazione e espulsione di Modena. Protagonisti dell'ultima sommossa una decina di tunisini che approfittando della distribuzione della cena sono riusciti a scappare fuori dalle celle e a salire sui tetti del cie scandendo slogan per la loro liberazione. Per bloccarli sono intervenuti agenti delle forze dell'ordine e vigili del fuoco. All'interno del cie modenese ai reclusi è vietato tenere con sé i telefonini, pertanto non abbiamo una versione diretta dei fatti. Ma riportiamo di seguito la notizia come riportata dalla Gazzetta di Modena.
07 May 2011
Fuga dal Cie. A Modena due ragazzi di nuovo liberi
Sui tetti ci sono saliti in 11 ma soltanto due alla fine ce l'hanno fatta a calarsi dalla grondaia. Gli altri sono stati bloccati dalle forze dell'ordine che presidiano il centro. Si tratta di un gruppo di ragazzi tunisini che era stato trasferito da Lampedusa il 16 aprile scorso. La rivolta e il tentativo di fuga dovevano servire proprio a evitare il rimpatrio, poi regolarmente effettuato oggi. I dettagli sulla cronaca locale emiliana.
08 March 2011
Hanno espulso il papà di Tareq
CIAO SN MIRIAM... APENA CIANO KIAMATO. CIANO DT KE KABBOUR L'ANNO MANDATO AL MAROCCO. Hanno espulso il papà di Tareq, di cui avevo scritto ieri. La notizia me l'ha data sua sorella con questo sms. A lei l'hanno riferito i compagni di sezione di Kabbour al centro di identificazione e espulsione di Modena. L'hanno chiamata oggi pomeriggio, quando la polizia l'ha portato via. Gli agenti sono entrati dopo pranzo, senza nessun preavviso, gli hanno detto di prendere la sua roba e l'hanno scortato all'aeroporto, probabilmente a Bologna. Ad aspettarlo a Casablanca non ci sarà nessuno. Perché tutta la sua famiglia vive in Italia. I genitori, le sorelle, la moglie, l'ex compagna e suo figlio. Il ricorso che aveva tentato per lui l'avvocato Calisto Terra, di Gioia dei Marsi, è stato completamente inutile. Kabbour viveva in Italia da vent'anni, in un altro paese europeo avrebbe già avuto la cittadinanza. In Italia la legge gli vieta di vivere con la propria famiglia. Ma dove stiamo andando a finire?
07 March 2011
Il compleanno di Tareq
Il 15 marzo Tareq compie cinque anni. E spera tanto che per il suo compleanno papà torni a casa. Ormai non lo vede più da due mesi. “Ma dov’è andato papà, Tareq?”, gli chiedo. “A Avezzano”, mi risponde timidamente, per poi correre a nascondersi dietro le scale, inseguito dalla cuginetta Sara che lo corregge con il tono di una che la sa lunga: “Non è vero! È andato in Marocco!”. Dopo le iniziali risate, nel salotto della famiglia Abaziad scende un attimo di imbarazzo. Nessuno ha ancora spiegato ai bambini cosa è successo davvero. È che certe cose è difficile spiegarle ai più piccoli. Come si fa per esempio a dire a un bambino che nel 2011 esiste una legge in Italia che impedisce a un padre di vivere accanto al proprio figlio se non ha un foglio di carta che si chiama “permesso di soggiorno”. E che senza quel foglio di carta, i carabinieri vengono a casa, bussano forte alla porta, gridano e ti caricano sulla macchina come nei film per portarti in una specie di prigione lontano dalla tua famiglia e dalla tua città. No, meglio non far preoccupare i bambini, e lasciarli giocare come se niente fosse, nei prati di questo paesino abruzzese.
03 March 2011
La cosa più bella al mondo è la libertà
“Non è per le condizioni del centro, è per la libertà. Che me ne importa di come si mangia, lo vedi qui è a posto, ma perché ci devono tenere rinchiusi come animali?”. Ali è un elettricista di Zarzis, suo zio l'aspettava a Parigi. Ma a questo punto non sa più neanche lui se e quando arriverà. “Non si capisce niente. C'è chi dice che ti tengono dentro sei mesi, chi dice che ti rimandano in Tunisia”. Centro di identificazione e espulsione di Modena. È la mattina di venerdì 25 febbraio. Mancano ancora due giorni alla rivolta di domenica. E la prefettura mi ha autorizzato a visitare il centro. Con un po’ di insistenza ho finalmente ottenuto l’ok per l’ingresso nei moduli dove sono reclusi i tunisini trasferiti da Lampedusa nelle settimane scorse.
02 March 2011
Tunisini in rivolta nei centri di espulsione. Le foto esclusive del cie di Gradisca
Dopo due giorni di rivolte, giovedì e venerdì scorsi, il centro di identificazione e espulsione di Gradisca è letteralmente fuori uso. Resta una sola cella a disposizione per 100 reclusi, e molti sono costretti a mangiare e a dormire per terra e all’addiaccio, ammassati nei corridoi e nei locali della mensa, dove sono tenuti rinchiusi tutti il giorno, e con un unico bagno a disposizione. Oggi in esclusiva siamo in grado di mostrarvi le immagini di questo degrado. Sono fotografie scattate con un telefonino da qualcuno che si trovava nel posto giusto al momento giusto e che ha pensato bene di spedircele. Una prima fuga di notizie che conferma quanto grave sia la situazione. Le rivolte hanno devastato la struttura, ma gli altri centri di espulsione sono pieni e quindi ogni trasferimento è impossibile. La scelta più logica sarebbe di rilasciare i detenuti di Gradisca. E infatti domenica dovevano iniziare le partenze, ma poi deve essere arrivato un contrordine dai vertici perché hanno bloccato tutto all’ultimo minuto e alla fine ne sono usciti solo sei su 13 a cui era stato detto di prepararsi. E che non si respiri una buona aria tra forze di polizia e ministero lo dice il fatto che per il 3 marzo il sindacato Ugl polizia ha indetto un sit in sotto la questura di Gorizia proprio per discutere del cie di Gradisca. Ma in Friuli i problemi al centro espulsioni non sono cosa nuova. Ormai è almeno da un anno e mezzo che le cose vanno molto male. Per chi se l'è perso, riguardatevi il video del pestaggio della polizia contro i detenuti in rivolta. La data è del 21 settembre 2009. Ma ricordare fa bene. Soprattutto quando sono fatti così gravi. anche perché, come purtroppo possiamo immaginare, nessuno ha pagato per quelle violenze. Stavolta però le proteste dei tunisini sono uscite da Gradisca, e ormai le prime avvisaglie di rivolte sono scoppiate in tutta Italia, fino in Sicilia.
27 February 2011
Brucia il cie di Modena. Aggiornamenti da Bologna, Gradisca e Brindisi
"Libertà! Libertà!". È il grido che si leva da alcune ore nel centro di identificazione e espulsione di Modena. L'eco della rivolta arriva via telefono a Fortress Europe. Sono le 17,15 quando riceviamo la prima chiamata da parte di uno dei reclusi. La protesta è portata avanti dal gruppo dei 42 ragazzi tunisini sbarcati a Lampedusa nei giorni scorsi e trasferiti in blocco al cie di Modena, dove oltre a loro si trovano al momento altre 17 persone senza documenti in attesa del rimpatrio forzato. I reclusi hanno trascinato nel cortile materassi e vestiti e hanno bruciato tutto. Alcuni sono riusciti anche a salire sui tetti. Agenti della polizia sarebbero intervenuti malmenando alcuni dei tunisini e portandone via otto, al momento non si sa bene dove. Vi terremo aggiornati nelle prossime ore.
18 February 2011
Fughe e autolesionismo. Si scalda l'atmosfera nei Cie
Lo avevamo già scritto. Con i trasferimenti in massa dei ragazzi tunisini sbarcati a Lampedusa la settimana scorsa, i centri di espulsione d'Italia rischiano di scoppiare. La situazione era già tesa prima. E adesso arrivano le prime avvisaglie, nei cie di Modena e Brindisi.
A Modena, dove 50 dei 60 detenuti fanno parte del gruppo dei tunisini di Lampedusa, mercoledì scorso ci sono stati i primi cinque episodi di autolesionismo. La cronaca locale descrive così la scena, per voce del direttore del centro di espulsione emiliano, il gemello dell'ex ministro, Daniele Giovanardi: "Hanno divelto, strappato le reti dei letti e con le molle metalliche si sono procurati tagli e varie ferite. Sangue ovunque: tre sono stati medicati sul posto. Per due invece si sono aperte le porte del pronto soccorso. Qui hanno rifiutato flebo, creato più volte confusione nel reparto. Uno è stato ricoverato per il taglio profondo ed è rimasto al Policlinico. L'altro, che ha pure ingoiato un corpo estraneo, è riuscito a scappare. E' stato ritrovato ieri e nel pomeriggio riportato in ospedale e piantonato".
Notizie simili arrivano dalla Puglia, dove venerdì al centro di espulsione di Brindisi - secondo il sito Macerie - ci sarebbe stato l'ennesimo tentativo di fuga, finito con tre tunisini arrestati e uno riuscito a fuggire e tornare in libertà.
A Modena, dove 50 dei 60 detenuti fanno parte del gruppo dei tunisini di Lampedusa, mercoledì scorso ci sono stati i primi cinque episodi di autolesionismo. La cronaca locale descrive così la scena, per voce del direttore del centro di espulsione emiliano, il gemello dell'ex ministro, Daniele Giovanardi: "Hanno divelto, strappato le reti dei letti e con le molle metalliche si sono procurati tagli e varie ferite. Sangue ovunque: tre sono stati medicati sul posto. Per due invece si sono aperte le porte del pronto soccorso. Qui hanno rifiutato flebo, creato più volte confusione nel reparto. Uno è stato ricoverato per il taglio profondo ed è rimasto al Policlinico. L'altro, che ha pure ingoiato un corpo estraneo, è riuscito a scappare. E' stato ritrovato ieri e nel pomeriggio riportato in ospedale e piantonato".
Notizie simili arrivano dalla Puglia, dove venerdì al centro di espulsione di Brindisi - secondo il sito Macerie - ci sarebbe stato l'ennesimo tentativo di fuga, finito con tre tunisini arrestati e uno riuscito a fuggire e tornare in libertà.
07 February 2011
I tunisini sbarcati nei giorni scorsi in fuga dai Cie
CAIRO - Tre tentativi di fuga in una settimana, tra Brindisi e Modena. Protagonisti sono i tunisini sbarcati nelle settimane scorse in Sicilia e che stanno tentando di tutto per tornare liberi. Dopotutto non hanno commesso nessun reato, se non il reato di viaggio, ma per il nostro ordinamento devono pagare con la detenzione fino a sei mesi nei centri di identificazione e espulsione. E le prospettive sono due: o il rimpatrio forzato o il rilascio sul territorio senza documenti. Quanto potere ha la frontiera. Prima che partano sono gli eroi della rivoluzione, e appena arrivano diventano i corpi in eccesso, senza nomi e senza storie, da espellere dalla finestra, mentre nelle stesse ore, tramite il click day dei giorni scorsi, Maroni ha chiesto l'ingresso di altre 100.000 persone. Di seguito i dettagli delle fughe sulle cronache della locale.
05 October 2009
Il giro di vite. Da Modena, raddoppiati i rimpatri in 2 anni
MODENA – Raddoppiato in due anni il numero di immigrati rimpatriati dal centro identificazioni e espulsioni di Modena: da 65 nei primi sei mesi del 2007 a 162 nello stesso periodo di quest’anno. Il numero di stranieri transitati al Cie di Modena è stato di 331 nel primo semestre del 2009, il 24% in più dei 267 del 2008 e il 44% in più del 2007, quando nello stesso periodo furono fermate 230 persone. Ma il dato più significativo riguarda gli accompagnamenti effettivi alla frontiera. Nei primi sei mesi di quest’anno i rimpatri sono stati 162, ovvero il 49% delle persone trattenute. Nello stesso periodo nel 2008 erano stati 108 (il 40% dei trattenuti) e nel 2007 soltanto 65 (il 28%).Modena, Cie a 5 stelle: 75 euro al giorno per ogni detenuto
MODENA – Chi ancora si ostina a chiamarli "lager" si sbaglia. Esiste una nuova generazione di centri di identificazione e espulsione (Cie). Progettati su misura, dotati di servizi e di qualità certificata. Cie a cinque stelle, che allo Stato costano molto caro, ma che da un punto di vista delle condizioni di detenzione sono inattaccabili. Il Cie di Modena è sicuramente uno di questi. Costruito appositamente nel 2002, a fianco del carcere, dall’esterno ha l’aspetto di un albergo. Niente filo spinato, niente mura di cinta. Il colore arancione delle pareti rassicura. All’interno i 6 “moduli abitativi”, come vengono definite le celle, si affacciano sui tre lati di un cortile, a mo’ di ferro di cavallo. Il cortile è diviso in quattro aree da una serie di recinzioni metalliche altre quattro metri. Gabbie che servono a isolare i detenuti di un settore da quelli dell’altro. E gli uomini dalle donne. Ogni modulo ha accesso a una delle aree recintate. Ogni camerata ospita dieci persone. Due sezioni sono dedicate alle donne. In tutto la capacità è di 60 posti. In ogni modulo ci sono quattro camere, due da tre posti, e due da due. E due bagni. Al centro del modulo, una sala pranzo con due tavoli di metallo fissati al pavimento insieme alle panche. In alto, una televisione collegata alla parabola, incastonata nel muro e protetta da un vetro infrangibile.Cie di Modena: rimpatriati i responsabili della rivolta del 17 agosto
ROMA – Anche i centri di identificazione e espulsione (Cie) a cinque stelle si ribellano. Probabilmente perché la tensione non è dovuta alle condizioni del trattenimento o non solo, quanto piuttosto alla detenzione fino a sei mesi di gente che non ha commesso nessun crimine. È successo anche al Cie di Modena lo scorso 17 agosto. La legge 94/09 sul cosiddetto pacchetto sicurezza era entrata in vigore nove giorni prima, l’8 agosto, portando da due a sei mesi il limite massimo della detenzione nei Cie. Con l’arrivo delle prime proroghe dei trattenimenti anche il Cie di Modena si rivoltò. La protesta iniziò nel pomeriggio del 17 agosto, quando una trentina di detenuti, soprattutto marocchini, rifiutarono il cibo. Nella serata alcuni reclusi appiccarono il fuoco a materassi e lenzuola. Per domare l'incendio, dovettero intervenire quattro mezzi dei vigili del fuoco, polizia e carabinieri. Le fiamme furono domate soltanto dopo tre ore e causarono danni ingenti in quattro stanze del Cie e la lieve intossicazione di un trattenuto. A causa dei danni due moduli vennero chiusi per ristrutturarli e le detenute della sezione femminile trasferite in un altro Cie.
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