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25 May 2011

Fame di libertà. Continua lo sciopero dei tunisini a Lampedusa

Continua lo sciopero della fame dei 200 tunisini reclusi da ormai due settimane nel centro di prima accoglienza di Lampedusa, senza nessuna convalida del giudice e dunque in modo del tutto illegittimo. Per il secondo giorno consecutivo, i tunisini hanno rifiutato in blocco il cibo chiedendo di essere rimessi in libertà. Oggi ci sono stati momenti di tensione con le forze dell'ordine, dopo che ieri sera un recluso era stato picchiato dai carabinieri.

Harraguantanamo


Uno straordinario racconto fotografico del viaggio a Lampedusa e della detenzione al campo di Chinisia, in 70 immagini scattate da un harraga tunisino, Ilyess, e montate da una giornalista modenese, Giulia, che qui ci spiega come è nato questo lavoro.

24 May 2011

Lampedusa: 200 tunisini iniziano sciopero della fame

Sciopero della fame a Lampedusa. A protestare sono i duecento tunisini, reclusi da ormai dieci giorni - e in alcuni casi anche da più di due settimane - dentro il centro di prima accoglienza. Lo sciopero è iniziato questa mattina, quando i reclusi tunisini al completo hanno rifiutato il pranzo, dichiarandosi pronti a proseguire ad oltranza la protesta con un unico obiettivo: la libertà. L'hanno scritto anche su un lenzuolo, come striscione: “Vogliamo la libertà”. È esposto nel cortile del centro di accoglienza, dove hanno portato in mezzo al piazzale materassi e coperte, pronti a passare fuori la notte per protesta. Chiedono di essere trasferiti in altre strutture e da lì di ottenere la libertà. Tra i reclusi, alcuni hanno chiesto l'asilo politico, altri sono sposati con cittadine europee, come il caso di un recluso sposato con una francese, e di un secondo recluso sposato con una olandese, da cui ha avuto anche un bambino. Per tutti però il rischio è lo stesso: il rimpatrio.

12 April 2011

Diritti a orologeria

Ricordate il primo gruppo di 30 tunisini rimpatriati con un volo da Lampedusa lo scorso 8 aprile? Quel giorno girava la notizia che i loro 72 compagni di viaggio sarebbero stati i prossimi a essere rispediti in Tunisia. Poi non se ne è più parlato. Perché non sono mai stati rimpatriati, e oggi sono al sicuro nel centro di accoglienza di Crotone, in attesa anche loro del permesso di soggiorno di sei mesi per motivi umanitari, con cui molti prenderanno la via per la Francia. A evitargli l'espulsione non è stato un brillante avvocato o un comma sconosciuto del diritto internazionale. Bensì le lancette dell'orologio. Hanno cioè dimostrato di essere sbarcati pochi minuti dopo la mezzanotte del 5 aprile essendo stati trattenuti al largo dalle nostre motovedette per ore, altrimenti sarebbero arrivati pure prima... Non è uno scherzo. E' l'Italia. Dove ormai l'accesso ai diritti assomiglia più a una lotteria o a una corsa al fotofinish. Si basa tutto sul decreto del presidente del consiglio dei ministri del 5 aprile scorso, che assegna un permesso umanitario a chi è entrato prima della mezzanotte del 5 aprile e rimanda a casa tutti gli altri. Di seguito il comunicato dell'associazione Borderline Sicilia.

Lampedusa: verso lo stato di polizia?

C'era una volta il diritto. Poi diventò un bastone fra le ruote e si decise di farne a meno per fare prima. Ecco che cosa insegnano le pratiche lungo le frontiere europee e italiane in particolare. I respingimenti in Libia prima e le espulsioni di massa in Tunisia adesso. Eppure per capire cosa sta davvero succedendo sull'isola basterebbe porsi alcuni domande semplici semplici. Per esempio: su quali basi giuridiche i tunisini a Lampedusa sono privati della libertà? Su quali basi giuridiche non hanno accesso a un avvocato sull'isola? Su quali basi giuridiche sono rimpatriati collettivamente? Su quali basi giuridiche chi è arrivato prima del 5 aprile avrà un permesso umanitario, e chi è arrivato dal giorno dopo non lo avrà? Esistono leggi a scadenza? Parliamo di diritti o di marmellata? Chiederselo ci aiuta a vedere meglio le cose. Ci aiuta a ricordare che c'è una legge sull'immigrazione, ovvero uno stato di diritto, per quanto quella legge possa non piacerci, e poi ci sono delle pratiche in deroga a quella legge, e quindi a quello stato di diritto. Come dire che per l'ennesima volta, a Lampedusa si sperimenta lo stato di polizia. Un centro d'accoglienza diventa un centro d'espulsione come se niente fosse. Centinaia di cittadini vengono privati della libertà senza la convalida di un giudice e senza la possibilità di nominare un avvocato e presentare un ricorso. E infine decine di loro vengono rimpatriati in modo collettivo come proibito dalle direttive europee. Chiariamoci: loro in caso di rimpatrio non rischiano niente, se non di aver buttato via un sacco di soldi nella traversata. La Tunisia di oggi non è più la Tunisia di Ben Ali. A rischiare siamo noi cittadini di un paese che ormai agisce in deroga alle sue stesse leggi mentre nessuno si rende conto di come avanzino le pratiche di stato di polizia e di come facciano cultura.

14 February 2011

Rivolte in arrivo nei Cie?

Gente che se ne va, gente che si rivolta. Non ci si capisce più niente. A Bologna la Polfer ha fermato 120 tunisini su un intercity diretto a Milano alle 6 di questa mattina e ha portato tutti in caserma. A Torino ci sono 50 tunisini in sciopero della fame al centro di espulsione di via Brunelleschi. E gli altri? Dove sono finiti i 4.000 tunisini arrivati nei giorni scorsi a Lampedusa? Sicuri che i centri di espulsione riempiti al limite del sovraffollamento con i nuovi arrivati non finiranno per saltare in aria?

29 May 2009

Lampedusa: ascolta le voci dei testimoni dei pestaggi

MODICA, 29 maggio 2009 - Ricordate la nostra inchiesta sui detenuti tunisini pestati a sangue dagli agenti di polizia nel centro di identificazione e espulsione di Lampedusa, lo scorso 18 febbraio? Ne avevamo scritto in un articolo del 15 aprile 2009, a cui era seguita una interrogazione parlamentare dei Radicali, ancora senza risposta. Oggi, che il centro di identificazione e espulsione dell'isola è vuoto, possiamo farvi ascoltare le voci dei testimoni della nostra inchiesta. Sperando la giustizia faccia presto il suo corso.

20 May 2009

Si finse immigrato a Lampedusa. Rinviato a giudizio Fabrizio Gatti

AGRIGENTO, 20 maggio 2009 - In un paese privato del diritto di cronaca, quando i centri di accoglienza degli immigrati erano vietati alla stampa, Fabrizio Gatti si travestì da immigrato per denunciare che cosa vi accadesse. Era il luglio del 2005. L'inviato dell'Espresso si tuffò in mare da uno scoglio dell'isola e dopo alcune ore iniziò a chiedere aiuto fingendosi un naufrago kurdo iracheno. Uno stratagemma che gli consentì di rimanere otto giorni dentro il centro. E di denunciare le indegne condizioni a cui erano sottoposti i trattenuti. Fingersi kurdo era l'unico modo per entrare. E per denunciare. Ma proprio per aver fornito false generalità, adesso è stato rinviato a giudizio. Gatti comparirà davanti al giudice monocratico del tribunale di Agrigento il prossimo primo luglio. E c'è da aspettarsi una condanna. Dopotutto non sarebbe la prima volta.

30 April 2009

Lampedusa: bloccati i lavori alla base Loran. Il nuovo Cie è abusivo

Prefabbricati diretti alla base Loran. Clicca per vedere il video Carceri di PlasticaLUCCA, 30 aprile 2009 - Non ci sarà l'ampliamento del Centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa, nella vecchia base Nato Loran. Lo ha deciso ieri la Conferenza dei servizi, che ha riunito alla Prefettura di Palermo rappresentanti del Comune di Lampedusa, della soprintendenza di Agrigento, degli assessorati regionali al territorio e ai beni culturali, della guardia forestale e del ministero dell'Interno. E oggi il Dipartimento libertà civili del Viminale ha disposto la chiusura del cantiere. Il Cie, che provvisoriamente funziona come centro di prima accoglienza - sarà comunque utilizzato nei preesistenti fabbricati in muratura della Loran. Il parere negativo della Conferenza dei servizi infatti riguarda soltanto la messa in opera dei prefabbricati che dovevano essere fissati su piattaforme di cemento preesistenti, realizzati a suo tempo in funzione di campi da tennis ed eliporto.

28 April 2009

Lampedusa: interrogazione parlamentare sui pestaggi nel Cie

ROMA, 28 aprile 2009 - Il Parlamento italiano chiede spiegazioni sui pestaggi al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Lampedusa. L’interrogazione a risposta scritta è stata presentata ieri, 27 aprile 2009, dalla deputata Rita Bernardini - che già si era occupata dal caso Cassibile - e dai co-firmatari Beltrandi, Farina Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco e Zamparutti, (tutti radicali eletti nelle liste del Pd). Il riferimento è alle violenze praticate da uomini delle forze dell’ordine contro i migranti detenuti nel Cie lo scorso 18 febbraio 2009, il giorno in cui venne appiccato il fuoco in un padiglione del centro. La notizia dei pestaggi venne diffusa il 15 aprile scorso da una nostra inchiesta pubblicata da "Redattore Sociale" e "l'Unità" e consultabile sul nostro sito.

15 April 2009

Picchiati dalla polizia. Parlano i detenuti del Cie di Lampedusa

L'incendio del Cie di Lampedusa del 18 febbraio 2009RAGUSA, 15 aprile 2009 – Manganellati dalla polizia, “senza pietà”. Ferite alla testa, fratture alla mano e contusioni alle gambe. Per la prima volta, parlano i detenuti del Centro di identificazione e espulsione (Cie) di Lampedusa. Sono più di 600 tunisini e un centinaio di marocchini. Rinchiusi da oltre tre mesi in condizioni inumane. Siamo riusciti a raccogliere le testimonianze di alcuni di loro. Siamo certi della loro identità, ma ci hanno chiesto di parlare sotto anonimato per evidenti ragioni di sicurezza. Denunciano pestaggi delle forze dell’ordine per sedare la rivolta il giorno dell’incendio, lo scorso 18 febbraio. Ma anche le indegne condizioni di sovraffollamento, la diffusa somministrazione di psicofarmaci per sedare gli animi e la convalida differita di provvedimenti di trattenimento che non hanno tenuto conto delle settimane pregresse di detenzione. Un ritratto a tinte fosche che fa luce sul lato oscuro delle politiche del Governo sull’immigrazione a pochi giorni da un’importante scadenza. Il 26 aprile infatti scade il decreto 11/2009 che aveva prolungato da due a sei mesi il limite della detenzione nei Cie. Senza un nuovo provvedimento, i 700 detenuti sull’isola torneranno in libertà. E potranno raggiungere – seppure clandestinamente - i familiari che li aspettano da mesi, in Italia e nel resto d’Europa. Se invece, come probabile, il Governo tornerà a prolungare i termini di detenzione, torneremo a sentire storie come queste.

07 April 2009

Lampedusa. Così lo Stato calpesta i diritti di migranti e cittadini

ImageMODICA, 7 aprile 2009 - Che cosa succede a Lampedusa? Un rapporto recentemente pubblicato da kom-pa.net, borderline europe e borderline sicilia (con la collaborazione dei lampedusani comitato "NO CIE" e associazione Askavusa) aiuta a ricostruire gli eventi degli ultimi quattro mesi. A partire dagli sbarchi di dicembre, il blocco dei trasferimenti e il successivo decreto ministeriale che trasforma il centro di prima accoglienza di Contrada Imbriacola in un centro di identificazione e espulsione. Una forzatura che causa le proteste dei detenuti, sfociate in atti di autolesionismo, tentati suicidi e poi la rivolta che mette a fuoco un'intera area del centro. Parallelamente anche i lampedusani scendono in piazza per dire no alla costruzione del nuovo centro nella vecchia base Nato, guidati dal sindaco De Rubeis, e spaventati dall'idea di un'isola carcere, come già fu ai tempi del fascismo e prima dei Borboni. Il rapporto mette in luce anche le criticità della nuova gestione degli arrivi. Gli emigrati vengono divisi in mare in base al colore della pelle. Bianchi verso il Cie di Lampedusa. Neri verso i centri per richiedenti asilo in Sicilia e nel resto d'Italia. Il tutto senza identificazione, senza accertamenti medici, e senza la possibilità di individuare da subito minori e categorie vulnerabili. Intanto nell'ultima settimana, il Viminale rende noto di aver rimpatriato 69 dei detenuti a Lampedusa.

Ecco il testo del rapporto, scaricabile in pdf dal sito di Kom-pa.net. Da vedere anche il video

19 February 2009

Brucia Lampedusa. Rivolte anche a Malta. No ai rimpatri

CAIRO, 19 febbraio 2009 - Iniziano i trasferimenti dal Cie di Lampedusa. Ieri la rivolta degli 800 cittadini tunisini detenuti da dicembre nel Centro di identificazione e espulsione dell'isola, che hanno dato alle fiamme la struttura per protestare contro l'imminente deportazione di 107 persone. Nella notte, 180 persone sono state trasferite nei Cie di Cagliari e Torino. E un terzo aereo è volato a Crotone, in Calabria. Sono una cinquantina le persone rimaste ferite nell'incendio, alcuni intossicati e altri contusi.

07 February 2009

Lampedusa: tentano il suicido per evitare il rimpatrio

MODICA, 7 febbraio 2009 - Hanno ingoiato lamette da barba e bulloni di ferro. Un gesto estremo di protesta. L'ultimo e forse l'unico rimedio per evitare la deportazione. E' successo la notte scorsa a Lampedusa. I protagonisti sono una decina di tunisini. Uno è stato ricoverato d'urgenza all'ospedale di Palermo, per le profonde ferite alla trachea. Il centro di prima accoglienza e soccorso dell'isola è stato trasformato con un decreto in centro di identificazione e espulsione. Vi sono detenuti oltre mille tunisini. Molti da prima di Natale. In condizioni igieniche pessime. Da dicembre, 343 minori non accompagnati e 377 richiedenti asilo sono stati trasferiti in altre strutture in Italia. Per tutti gli altri Maroni ha promesso il rimpatrio. Un gruppo di 150 tra egiziani e nigeriani sono stati rimpatriati direttamente dall'isola. E la settimana scorsa 120 persone sono state trasferite al centro di identificazione e espulsione di Roma, per uno scalo tecnico prima del rimpatrio in Tunisia, come concordato dal ministro Maroni con il suo omologo tunisino Kacem. Ad accoglierli ci sarà il regime di Ben Ali, un regime che - tanto per capire con chi l'Italia collabora - lo scorso 4 febbraio 2009 ha confermato in appello le condanne a dieci anni di carcere ai sindacalisti che nel 2008 promossero il movimento sociale di Redeyef, nei bacini minerari di fosfato, e ai giornalisti tunisini che raccontarono quelle proteste che, lo ricordiamo, causarono la morte di 2 persone sotto il fuoco della polizia.

25 April 2008

Lampedusa: tornano in libertà i detenuti del Cie. E c'è chi lascia l'Italia

BOLOGNA, 25 aprile 2008 – Tornano in libertà i 700 emigrati tunisini e marocchini detenuti da fine dicembre nel Centro di identificazione e espulsione di Lampedusa. Il decreto 11/2009 che ne aveva autorizzato il trattenimento oltre i 60 giorni previsti per legge (fino a un massimo di sei mesi) scade infatti il 26 aprile e la legge di conversione approvata dal Parlamento ha bocciato la norma che prolungava i termini di detenzione. I trasferimenti sono iniziati già da mercoledì 22 aprile con 121 persone portate in aereo a Roma e a Crotone e da lì rilasciati con un foglio di via. Il 23 aprile altre 140 persone sono partite da Lampedusa dirette ai centri di Gorizia, Milano e Trapani. E il 24 sono partiti ulteriori voli.

12 May 2006

Lampedusa: così la Finanza deportava i migranti in Tunisia nel 2004

ROMA - In intervista del 28 ottobre 2004, l'allora vice comandante della Guardia di Finanza a Lampedusa, Romeo Cavallin, intervistato da Roman Herzog, ammetteva i respingimenti dei migranti in alto mare verso la Tunisa come soluzione "ideale". Ecco cosa dice

"Ci sono stati rimpatri in base agli accordi con la Libia e più di recente trasbordi in mare con la Tunisia. Sono stati passati sotto nostra vigilanza dal peschereccio al guardacoste tunisino e riportati direttamente in Tunisia presi in alto mare. In ogni caso non hanno ancora commesso nessun reato. Perché il reato di emigrazione clandestina, scatta qualora attraversino fascia 12 miglia, non sono ancora entrati in territorio italiano, vengono respinti prima, vengono rimandati a destinazione. Si cerca di bloccarli prima che entrino nelle acque italiane, il cosiddetto respingimento, di non consentire di entrare in Italia, questo sarebbe l’ideale".

02 February 2006

Le deportazioni da Lampedusa

Realizzato dalla Rete antirazzista siciliana, dura 27 minuti. È la mattina del 6 ottobre 2004 e cinque attivisti della Rete Antirazzista Siciliana insieme a Lillo Miccichè, deputato regionale dei Verdi, arrivano a Lampedusa. Alle 12:20 atterra un cargo militare. Il primo dei quattro C-130 che arrivano nell'arco della giornata. Alle 12:45 iniziano le deportazioni. Almeno 400 migranti sono trasferiti dal cpt all'adiacente aeroporto. In fila per due. Scortati da uomini in borghese con guanti e mascherine, da donne sorridenti vestite di azzuro (operatrici della Misericordia?), carabinieri e soldati in tuta mimetica. Hanno i polsi legati da fascette di plastica, trascinati di corsa, a gruppi di venti. Gli attivisti filmano tutto da una vicina terrazza, cercano invano di forzare il cordone di carabinieri per arrivare sulla pista. Nel pomeriggio visitano il centro dove sono detenute in condizioni degradanti altre 200 persone [...]