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21 May 2011

Il naufragio fantasma: almeno 320 morti a Zuwara


Sono le sette del mattino del 27 aprile 2011. E sul molo del porto di Zuwara si accalcano 600 africani, rastrellati dalle milizie di Gheddafi nei quartieri neri di Misrata, Tripoli e Sabrata e costretti a imbarcarsi per l'Italia dopo aver passato un mese reclusi in un vecchio casolare fuori Zuwara, sorvegliati a vista dai militari del regime. Kingsley è uno di loro. Sulla banchina si tiene stretto alla moglie e al bambino di tre anni. Perché le operazioni di imbarco sono veloci e violente e non vuole correre il rischio di viaggiare separato dalla moglie. Le barche infatti sono due. E non serve essere esperti marinai per capire che difficilmente raggiungeranno l'altra riva del Mediterraneo.

19 May 2011

Sicilia: sbarco a Mazara del Vallo, 3 morti

Tragedia a Mazara del Vallo. Il comandante di un'imbarcazione che poi ha ripreso il largo, ha costretto i 17 passeggeri tunisini a tuffarsi in mare e proseguire a nuoto fino alla riva. Tre dei ragazzi però non ce l'hanno fatta e sono annegati a pochi metri dalla costa. I dettagli sulle agenzie stampa.

13 May 2011

Libia: parlano i superstiti della nave abbandonata dalla Nato

Riceviamo e pubblichiamo il briefing bisettimanale alla stampa dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) del 13 maggio 2011, che ricostruisce la vicenda della nave abbandonata in alto mare dalle navi da guerra della Nato alla fine di marzo. Quell'omissione di soccorso portò alla morte di 63 dei 72 passeggeri, morti di stenti durante due settimane alla deriva nel Mediterraneo prima che la barca, spinta dalla corrente, raggiungesse la costa di Zlitan, in Libia. Si tratta della stessa storia denunciata pochi giorni fa dal Guardian. La ricostruzione dell'Unhcr è di fondamentale importanza, perché si basa sulle interviste di tre dei nove superstiti della strage, i quali sono riusciti a fuggire di nuovo dalla Libia e a riparare nei campi profughi di Choucha, in Tunisia.

11 May 2011

Gettati in mare per sacrifici umani? Indagini su 5 morti

La procura di Agrigento ha aperto un fascicolo per omicidio plurimo dopo le dichiarazioni rese da un ragazzo ghanese di 16 anni ai mediatori di Save the Children, appena sbarcato a Lampedusa. Suo fratello sarebbe stato gettato in mare da un gruppo di nigeriani come vittima sacrificale di un rito propiziatorio. E la stessa fine avrebbero fatto altri quattro ragazzi ghanesi. Al momento sono al vaglio le dichiarazioni degli altri passeggeri. Se la versione fosse confermata, non sarebbe la prima volta che accade. C'era già stato un caso simile nel 2008, quando sbarcarono a Porto Palo 59 persone che denunciavano l'uccisione di 13 dei 72 passeggeri iniziali.

Tunisia: 58 morti, 4 motovedette e 800 rimpatri

Sono almeno 58 i corpi ripescati lungo le spiagge di Skhira, Chaffar, Kerkennah, Gabes, Djerba e Mahdia durante il mese di aprile. Lo ha riferito il ministro dell'Interno tunisino Habib Essid, presente oggi al porto di Civitavecchia per la consegna alla Tunisia di quattro motovedette italiane che saranno impegnate nei pattugliamenti della costa tunisina con equipaggi tunisini a bordo. La cerimonia presidiata dal ministro dell'interno Maroni ricordava per certi versi la consegna nel 2009 delle motovedette ai libici per i respingimenti. E infatti il senso è lo stesso. Serviranno a bloccare in mare i ragazzi delle traversate e a riportarli in Tunisia. Nelle prossime settimane saranno ceduti anche anche 28 fuoristrada tropicalizzati, 10 motori fuoribordo e 10 quadricicli. Mentre sono già stati consegnati a Tunisi 60 personal computer, 10 scanner, 20 stampanti e 20 metal-detector portatili. È inoltre in fase avanzata il ripristino di 7 imbarcazioni da 17 metri già in uso alle forze di polizia tunisine. Dopotutto il nuovo ministro tunisino Essid l'ha detto: "La Tunisia ha come priorità la sicurezza e vogliamo compiere ogni sforzo per impedire l'attraversamento illegale delle frontiere". Intanto a Lampedusa rimangono trattenuti nel centro di prima accoglienza gli ultimi 137 tunisini, compresa una donna e 11 minori. I rimpatri in Tunisia sono di fatto sospesi dal 23 aprile scorso, giorno dell'ultimo volo. L'accordo del 5 aprile infatti, prevedeva sì rimpatri collettivi su due voli al giorno da 30 passeggeri l'uno, ma soltanto per una quota massima di 800 rimpatri, che evidentemente è già stata raggiunta. Come dire che iniziano i pattugliamenti e finiscono i rimpatri.

10 May 2011

Tunisia: naufragio a Metline, 17 dispersi

La notizia arriva da Cap Zebib, un paesino di Metline sulla costa tunisina che guarda Pantelleria, ed è confermata da due fonti, entrambi abitanti di Metline che conoscono le famiglie delle vittime. La barca era partita il 7 maggio e ormai da tre giorni non si hanno più notizie dei 17 ragazzi a bordo che sarebbero finiti dispersi in mare a seguito di un naufragio.

09 May 2011

Lampedusa recuperati tre cadaveri tra gli scogli

Brutta notizia da Lampedusa. La scoperta è avvenuta a 24 ore di distanza dalla pur straordinaria operazione di salvataggio che ieri notte aveva permesso di trarre in salvo 528 passeggeri di un peschereccio libico incagliatosi tra gli scogli di Punta Spada. Ieri avevamo festeggiato pensando che tutti i passeggeri fossero stati tratti in salvo. Oggi invece i sommozzatori della guardia costiera hanno fatto la macabra scoperta. Sul posto sono stati ritrovati i corpi senza vita di tre persone, annegate nella ressa di ieri nonostante il massimo impegno profuso per il salvataggio. Dal 1988 sono più di 16.265 le vittime alle frontiere europee documentate da Fortress Europe, sulla base di una rassegna delle notizie tratte dalla stampa internazionale.

Abbandonati alla deriva dalle navi della Nato

Una barca con 72 passeggeri eritrei alla deriva per due settimane. Gli inutili appelli lanciati da un sacerdote eritreo di Roma. E il racconto di uno degli 11 superstiti che accusa le navi da guerra della Nato di avere negato loro i soccorsi. La storia l'avevamo già raccontata lo scorso 13 aprile. Ma non è finita qua. Perché adesso se ne è occupato anche un quotidiano importante come il Guardian. In un articolo pubblicato oggi e che vi riproponiamo di seguito.

07 May 2011

Naufagio a Tripoli: 16 morti e 32 dispersi

La notizia diffusa dalla comunità somala a Roma. Sgomento a Lampedusa, dove stanotte era arrivata un´altra barca partita da Tripoli con 600 passeggeri a bordo. Tra cui alcuni avevano familiari sulla nave affondata. Il naufragio sarebbe avvenuto a pochi metri dalla spiaggia. La maggior parte dei 600 passeggeri si sarebbero salvati raggiungendo a nuoto la riva. Ma già sono stati recuperati 16 corpi senza vita e altri 32 risultano dispersi. L´incidente è avvenuto all´alba di ieri. Dal 1988 sono più di 16.000 le vittime alle frontiere europee documentate da Fortress Europe, sulla base di una rassegna delle notizie tratte dalla stampa internazionale.

30 April 2011

Linosa: ritrovato un cadavere tra gli scogli

Ricordate il naufragio dello scorso 6 aprile? Quando un vecchio peschereccio libico si rovesciò in mare durante i soccorsi al largo di Lampedusa a causa del mare agitato, provocando la morte di almeno 250 persone? Oggi il corpo senza vita di una delle vittime, finite tutte disperse in mare, è stato rinvenuto sugli scogli dell'isola di Linosa. A ricordarci quello che è accaduto dall'inizio dell'anno. All'appello mancano almeno 800 persone su circa 8.000 arrivate dalla Libia a Lampedusa dall'inizio dell'anno. Praticamente metà della comunità eritrea e somala di Tripoli potrebbe essere finita dispersa in mare. Di seguito i dettagli della notizia.

19 April 2011

Pantelleria: ripescato un terzo cadavere in mare

Mentre sull'isola di Pantelleria si celebravano i funerali di Leonie e Cinie, le due donne annegate durante il naufragio dello scorso 13 aprile, con la partecipazione del marito e dei cinque figli di Leonie e del fidanzato di Cinie, dal mare é arrivata la triste conferma del terzo decesso. Il corpo dell'uomo che ancora mancava all'appello é stato ritrovato non lontano dalla costa. Di seguito, i dettagli della notizia. Qui invece le statistiche sulle oltre quattromila vittime del Canale di Sicilia in dieci anni di sbarchi

Tunisino investito e ucciso sulla tangenziale di Bari

Aveva 34 anni ed era sopravvissuto alla dittatura, alla rivoluzione e alla traversata del Mediterraneo. Ironia della sorte, a ucciderlo e' stato un incidente stradale. Si tratta di un tunisino sbarcato a Lampedusa nelle settimane scorse e morto investito sulla tangenziale di Bari mentre rientrava a piedi nel centro di accoglienza di Bari Palese. Di seguito i dettagli della notizia

14 April 2011

Pantelleria: due morte, un disperso e le accuse di un pescatore

Ancora tre morti alle porte d'Europa. Una barca proveniente dalla Libia si è arenata a Pantelleria, sugli scogli di contrada Arenella, nei pressi del paese. Presi dal panico, i passeggeri si sono lanciati in acqua, cercando di raggiungere a nuoto la riva. Nella ressa due donne sono annegate e un uomo è finito disperso. A ben vedere però, ancora una volta a rubargli la vita prima ancora del mare è stata l'omissione di soccorso. La denuncia è di un pescatore, il comandante Antonio Grimaudo, del peschereccio Cosimo Aiello, di Mazara del Vallo, che alla stampa ha dichiarato di avere dato l'allarme 15 ore prima dell'arrivo dei soccorsi. Grimaudo si chiede, e noi con lui, perché non siano state inviate con la massima urgenza due motovedette veloci per effettuare il trasbordo prima che fosse troppo tardi? Nel momento in cui i pescatori hanno dato l'allarme, il mare era ancora buono, e il peschereccio si trovava a sole 22 miglia da Pantelleria. Quelle tre vite si potevano salvare. Ma forse ancora una volta ha prevalso lo spirito securitario. L'indizio sta nel fatto che alcune ore dopo il primo sos sul posto è arrivata, insieme alla nave da guerra Minerva della marina italiana, una motovedetta tunisina. Che secondo il resoconto dei pescatori ha acceso i fari e ha invertito la rotta non appena ha visto che i passeggeri erano neri. Forse l'ordine era di ritardare i soccorsi per favorire il respingimento in Tunisia? Salvo poi scoprire che i passeggeri non erano tunisini, ma africani partiti da Tripoli, e che quindi le autorità tunisine rifiutavano di prendere a bordo? Per ora sono solo domande, ma ci auguriamo ne terrà conto la procura di Marsala, che sull'incidente ha aperto un'inchiesta per omicidio colposo.Di seguito i dettagli della notizia. Intanto continuiamo a non avere notizie di due imbarcazioni partite dalla Libia a fine marzo. Una con 335 passeggeri a bordo e l'altra con 160. I passeggeri eritrei avevano dato l'allarme con una telefonata dal satellitare alla diaspora eritrea a Roma due settimane fa. Da allora però non ci sono più stati contatti. Né sono mai arrivati a destinazione. Potrebbero essere tornati in Libia sospinti dalle correnti oppure più probabilmente essere naufragati. Ovviamente ci auguriamo tutti il contrario, ma se così fosse, questa tragedia davvero mostrerebbe l'omissione di soccorso praticata sistematicamente da parte dei mezzi navali della Nato. Che pattugliando quel tratto di costa impegnati nella guerra in Libia, non potrebbero non avere visto quelle imbarcazioni.

13 April 2011

Un'altra strage: morti 65 eritrei, i superstiti accusano la Nato

Abbandonati in mare per settimane. E lasciati morire di stenti al largo di Tripoli. Come nell'agosto del 2009, è successo di nuovo. Sono ancora eritrei. Stavolta i morti sono 65 e tra le navi accusate di omissione di soccorso ci sono pure i mezzi militari della Nato che incrociano al largo di Tripoli. Nessuno ha fatto niente. La denuncia è di quelle che fanno rabbrividire e arriva direttamente dagli unici superstiti dell'ultimo naufragio avvenuto di fronte alle coste libiche. Sette eritrei, che dal centro di detenzione di Twaisha a Tripoli hanno contattato la diaspora eritrea di Roma e hanno dato l'allarme tramite l'agenzia Habeshia. Il gommone era partito da Tripoli il 25 marzo con 72 passeggeri a bordo, in gran parte eritrei. L'ultima richiesta d'aiuto tramite una chiamata dal telefono satellitare risaliva al 26 marzo nel tardo pomeriggio. In quella occasione l'agenzia Habeshia girò l'allarme alla Guardia costiera di Roma che riuscì a localizzare il segnale del satellitare a circa 60 miglia a nord di Tripoli. Poi il nulla. Per giorni gli eritrei di Roma hanno sollecitato un intervento ma non è stato fatto niente. Fino al pomeriggio del 12 aprile, quando dalla Libia è arrivata la telefonata dei 7 superstiti. Raccontano della morte per stenti di 65 dei 72 passeggeri, comprese donne e bambini. Uno dopo l'altro, dopo due settimane alla deriva. E raccontano di essere stati abbandonati in mare da diverse navi militari, probabilmente quelle della Nato impegnate nelle missioni militari in Libia. E di un elicottero che - raccontano - li ha sorvolati e ha gettato loro delle bottiglie d'acqua, senza però dare l'allarme. Visto che si sono salvati soltanto raggiungendo la costa libica trasportati dalle correnti marine, per poi essere arrestati.
Per l'ennesima volta non è il mare ad uccidere. Ma le omissioni di soccorso dei mezzi militari di fronte alle coste libiche. E adesso la Nato faccia chiarezza. Noi quando abbiamo percorso la rotta Malta Misratah due settimane fa su un peschereccio libico carico di aiuti umanitari, siamo stati fermati tre volte dalle navi della coalizione militare. Possibile che le barche dirette a Lampedusa siano divenute trasparenti ai loro radar?

12 April 2011

Sbarco a Malta: muore una ragazza di 29 anni

Pare che a un certo punto ieri sera, per attirare l'attenzione abbiano bruciato uno straccio. A vederli è stato un peschereccio siciliano, che alle 21:15 ha lanciato l'sos. A bordo erano in 116 passeggeri. Somali e ciadiani, partiti dalla Libia e finiti alla deriva senza carburante a 45 miglia da Malta. La Valletta ha mandato le sue motovedette in soccorso dopo aver ricevuto dall'Italia la comunicazione che Roma non sarebbe intervenuta perché fuori dalle sue acque di competenza. Sei dei passeggeri sono stati ricoverati d'urgenza all'ospedale Mater Dei di Malta. Una ragazza invece non ce l'ha fatta. Aveva 29 anni, l'hanno ritrovata senza vita a bordo. Non era l'unica ragazza. A bordo c'erano 18 donne, un bimbo di tre anni e tre neonati. Tutti i passeggeri, compresi i 98 uomini, erano in brutte condizioni di disidratazione. Il che fa pensare che fossero in mare da una settimana. E allora viene da chiedersi ancora una volta come sia stato possibile che nessun radar li abbia visti prima. Nemmeno quelli delle navi militari della Nato, che ho personalmente incrociato in quel tratto più volte quando due settimane fa sono andato in Libia proprio da un peschereccio partito da Malta, con un carico di aiuti per la città di Misratah. Di seguito i dettagli della notizia sulla stampa maltese.

07 April 2011

Strage a Lampedusa: almeno 213 annegati in mare

Erano in gran parte eritrei e somali, scappati da Tripoli prima che la guerra arrivasse anche lì. E imbarcati a Zuwarah sulla rodata rotta libica per Lampedusa, che ormai da un paio di settimane sembra essersi definitivamente riaperta, evidentemente con il consenso di Gheddafi e delle sue milizie. Poi però è successo che la barca su cui viaggiavano è finita alla deriva col mare in tempesta, e proprio quando sono arrivati i soccorsi, a 39 miglia al largo di Lampedusa, si è rovesciata in mare, stanotte alle quattro. Per 51 persone salvate dalla Guardia costiera e dal peschereccio "Cartagine", ne mancano altre 250 secondo la stampa, (213 secondo le Nazioni Unite). Tutti annegati in una delle più gravi stragi della storia del Canale di Sicilia, che dagli anni Novanta ormai si è preso la vita di almeno 4.500 persone. Personalmente incrocio le dita perché tra la lista dei dispersi non ci siano i miei amici eritrei di Tripoli. Un mese fa, prima che Gheddafi tagliasse la connessione internet, mi avevano scritto che si sarebbero imbarcati non appena possibile. E adesso non c'è modo di sapere che fine abbiano fatto. Quel che è certo, e vorrei che fosse chiaro per l'ennesima volta, è che a uccidere questi ragazzi non è stato soltanto il mare. In Libia c'è una guerra di liberazione da un mese e mezzo. Perché le Nazioni Unite non hanno organizzato prima un'evacuazione umanitaria dei rifugiati eritrei e somali bloccati a Tripoli? E più in generale, perché quegli stessi ragazzi non hanno potuto evacuare via terra in Tunisia e da lì prendere un aereo per Roma o per dove altro volevano? Di seguito, i dettagli della notizia.

03 April 2011

Libia: naufragio a Tripoli, almeno 68 vittime

La notizia viene dalla diaspora eritrea ed è stata confermata dai gesuiti di Malta. Nelle acque di Tripoli sono stati rinvenuti i corpi senza vita di 68 persone. Potrebbero essere i passeggeri dell'imbarcazione che aveva lanciato un sos e che era dispersa nel Canale di Sicilia dallo scorso 25 marzo. Intanto invece si continua a non avere notizie degli oltre 300 tra eritrei e etiopi che si trovavano a bordo di una seconda imbarcazione di cui non si hanno notizie da oltre una settimana. Di seguito i dettagli della notizia.

02 April 2011

Modica: ritrovato un altro cadavere in mare

C'è un'altra vittima nello sbarco di Marina di Modica, nel ragusano. Si tratta di un altro ragazzo di vent'anni. Di nuovo mi chiedo: chi l'ha ucciso? Il mare o le leggi di inospitalità che abbiamo deciso ci governino? Pensiamo la prossima volta che andiamo a Djerba in vacanza..

01 April 2011

Modica: un morto annegato a Punta Regilione

Dopo lo sbarco la brutta notizia. L'ha avvistato un passante a metà mattinata. Si tratta di un ragazzo poco più che ventenne, che poi si è scoperto essere eritreo. Annegato dopo essere finito in acqua durante lo sbarco. Di seguito il dettaglio della cronaca.

Tunisia: 27 morti sulla rotta per Lampedusa

Altri 27 nomi strappati alla vita. Morti nel tratto di mare che divide la Tunisia da Lampedusa. I giornalisti continuano a riprodurre il paradigma dei disperati, dei barconi, della fuga e dell'invasione. Ma noi che siamo due generazioni più giovani dei vecchi fuori tempo massimo che scrivono sui giornali, riusciamo a capire la differenza. Che non sono ragazzi in fuga. Sono ragazzi in viaggio. E sono ragazzi ribelli. Perché le leggi ingiuste vanno violate. Ed è ingiusto oltre che assurdo, che nel 2011 sia ancora un crimine spostarsi da una parte all'altra di questo mare. I ventenni di Zarzis e di Sfax diretti a Parigi e Milano hanno diritto di viaggiare liberamente nel villaggio globale tanto quanto i loro coetanei di Roma e di Bologna diretti a Sharm El Shaykh. Il viaggio non è un'esclusiva della disperazione o della fuga. Ma una dimensione imprescindibile della vita comune di ogni ragazzo della nostra prima generazione globale. Un giorno, quando questi concetti saranno chiari, si griderà allo scandalo, alle stragi negate e ai martiri. Ma quanti morti dovremo ancora contare prima che si capisca che la soluzione non sono le tendopoli a Manduria ma la libertà di circolazione? Di seguito i dettagli del naufragio, in un lancio dell'Ansa.