Le violenze della polizia contro i tunisini a Lampedusa, di Actualidad Rt
Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
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22 September 2011
La guerra di Lampedusa raccontata da Alessio Genovese
20 September 2011
Brindisi: evasione riuscita dal Cie! In fuga 62 reclusi

La violenza fisica contro la violenza istituzionale. Ennesima rivolta nei centri di identificazione e espulsione italiani. Stavolta la sommossa è esplosa nel Cie di Restinco a Brindisi. Ed è finita con la riuscita evasione di 62 degli 80 detenuti, in gran parte tunisini, che finalmente sono ritornati in libertà. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, i disordini sono scoppiati la notte scorsa. L'iniziale agitazione si è presto trasformata in una sassaiola contro gli agenti delle forze dell'ordine in tenuta antisommossa. Fino a quando, compatti, i reclusi hanno divelto una panchina di cemento armato e l'hanno usata come ariete per sfondare il cancello e fuggire passando dal cortile dell'adiacente centro di accoglienza per richiedenti asilo politico, da dove sarebbero riusciti a dileguarsi nelle campagne circostanti. Negli scontri, quattro militari del reggimento San Marco sono rimasti feriti. Mentre non si conosce il numero dei feriti tra i reclusi tunisini. Si tratta della terza evasione dal Cie di Brindisi nel corso dell'ultimo mese. Già il 29 agosto erano riusciti a far perdere le proprie tracce 6 reclusi. E il 4 settembre un altro tentativo di fuga era stato bloccato sul nascere dall'immediato intervento delle forze dell'ordine, che in quell'occasione arrestarono Nawake El Hossine, di 26 anni, per resistenza a pubblico ufficiale.
Incendio e tentata fuga al Cie di Gradisca
Dopo mesi di apparente calma, torna la tensione al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Gradisca. Nella notte fra domenica e lunedì infatti un gruppo di sette reclusi tunisini ha tentato la fuga. Soltanto uno di loro e' riuscito a oltrepassare il muro del Cie, salvo poi ripresentarsi il giorno dopo alla porta sotto una pioggia battente, chiedendo di essere riammesso in sezione, secondo la versione diffusa dalla stampa locale. Poche ore prima, nel pomeriggio di domenica, un gruppo di reclusi aveva appiccato il fuoco a coperte e suppellettili nell'area rossa del Cie. Il fuoco e' stato prontamente spento dai vigili del fuoco. Ma la tensione resta alta. Dopo le rivolte di febbraio, il Cie friulano funziona a capienza ridotta perche' buona parte delle sezioni furono all'epoca devastate e incendiate durante due giorni di scontri. Cosi' dei 248 posti a disposizione ne sono utilizzati soltanto una cinquantina. Fino a poco tempo fa i reclusi erano divisi tra la zona verde e la mensa, in condizioni degradanti, come avevamo avuto modo di mostrarvi gia' a marzo con le immagini che gli stessi reclusi ci avevano spedito telefonicamente. Nel frattempo pero' i lavori di ristrutturazione sono andati avanti. E proprio pochi giorni fa la sezione rossa era stata riconsegnata con tanto di un nuovo sistema di allarme che, a detta della questura, porta da 7 a 15 secondi il tempo necessario alla fuga. Peccato che domenica notte l'allarme non sia proprio scattato.
19 September 2011
Metal detector
I detenuti dell'area viola al Cie di Torino durante una preghiera notturna
18 September 2011
Tensione al Cie di Modena. Tentativo di fuga al policlinico
Ancora tensione al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Modena. E due tentativi di fuga sventati nel giro di poche ore. Stavolta pero' la questura ha mandato i rinforzi, per evitare il ripetersi delle rivolte che tra giugno e agosto hanno permesso l'evasione di una quarantina di reclusi, in gran parte ragazzi tunisini arrivati a Lampedusa senza passaporto. L'allarme e' scattato intorno alle 18,30 di ieri, quando due ragazzi tunisini sono riusciti a salire sui tetti del Cie. Poco dopo il centro e' stato circondato dai mezzi delle forze dell'ordine. Dieci vetture della polizia, un'automobile della Municipale, gli uomini dell’esercito, Carabinieri e Guardia di Finanza. C’erano tutti. A controllare i movimenti dei due ragazzi sul tetto, che aspettavano il momento opportuno per calarsi all’esterno con una corda di lenzuola, una tecnica gia' utilizzata in passato. Quando hanno visto il concentramento di forze dell'ordine pero' hanno desistito e la protesta e' rientrata senza incidenti. Almeno secondo la versione della stampa locale. Ad ogni modo, che al Cie che ci fosse aria di rivolta lo si era capito fin dal mattino.
17 September 2011
Ismael libero! Il presidio dei peruviani al Cie di Torino
Quella bianca e rossa che sventola davanti al Cie di Torino, è la bandiera peruviana. E i quaranta bagnati fradici che continuano a gridare “Libertà!” sotto la pioggia sono gli amici di Ismael, l'ultimo arrivato al centro di identificazione e espulsione torinese. Lui in città è un volto noto tra la comunità peruviana. E quella di oggi potrebbe essere la prima di una lunga serie di manifestazioni per chiedere la sua liberazione. Fuori dalle mura del Cie c'è sua sorella Angy, gli amici del circolo culturale José Carlos Mariatégui e i compagni del suo partito, il Partito Nazionalista Peruviano dell'attuale presidente Ollanta Humala. A dargli manforte ci sono un po' di ragazzi italiani del movimento No Cie. Nemmeno la pioggia torrenziale li ha fermati. Ci tenevano troppo a fargli sentire la loro presenza. E in qualche modo a risvegliare la comunità peruviana - e non solo - dal torpore sulla questione espulsioni.
10 September 2011
Cie Torino: fuga riuscita per 12 reclusi
Ci hanno lavorato per un mese. Il piano era studiato nei minimi dettagli. E alla fine è riuscito. Dodici reclusi dell'area viola sono riusciti a fuggire dal centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino e a tornare in libertà. Al piano hanno partecipato tutti i detenuti dell'area viola, che nelle settimane scorse hanno tagliato, un pezzettino al giorno, alcune sbarre della gabbia dove sono rinchiusi. Così la notte del 10 settembre, intorno alle quattro del mattino, hanno staccato le sbarre e sono usciti uno per uno correndo verso il cancello della vecchia uscita del Cie su corso Brunelleschi. Nonostante l'intervento dei militari di guardia fuori dalle gabbie, 12 di loro sono comunque riusciti a saltare di là dal muro e, nonostante qualche contusione, a dileguarsi nella notte. La notizia, inizialmente taciuta dalla questura, è finita anche nella cronaca locale di Repubblica. Si tratta dell'ennesima fuga di settembre, dopo quelle di Roma e di Brindisi e dopo le rivolte di Milano e Bologna.
09 September 2011
Liberi tutti! Quarta evasione in un mese al Cie di Roma
Rivolte annunciate, fughe ripetute. Il centro di identificazione e espulsione (Cie) di Ponte Galeria, a Roma, ormai è una polveriera. Tra agosto e settembre sono già quattro le fughe riuscite e almeno altrettante le rivolte. Nessuno dei reclusi sembra infatti disposto a perdere dietro le sbarre 18 mesi della propria esistenza senza avere commesso reati. L'ultima fuga è avvenuta il 9 settembre. Dal Cie sono riusciti a scappare in 21, niente rispetto agli 80 fuggiti a fine agosto e ai 30 scappati l'8 agosto. Per approfondire, vi consigliamo la ricostruzione dei fatti su un articolo della cronaca romana del Corriere.
06 September 2011
Rivolta in via Corelli al Cie di Milano
Rivolta, ieri sera, nel Cie di via Corelli a Milano. A darne notizia è il sito di Macerie, secondo la cui ricostruzione i reclusi avrebbero appiccato il fuoco in diverse camerate del Cie per poi salire sui tetti, da dove la polizia li avrebbe fatti scendere a forza di manganellate. A quel punto i reclusi sarebbero stati radunati nel cortile e fatti inginocchiare nudi, mentre gli agenti delle forze dell'ordine perquisivano le camerate. Nessuno sarebbe riuscito a scappare e una decina di contusi sarebbero stati portati via in ambulanza. Due di loro dal pronto soccorso sono finiti dritti a San Vittore, il loro arresto è già stato convalidato, ma ancora non si conosce la data del processo.
05 September 2011
Centri di identificazione e espulsione: scheda e foto
Foto dai cie di Torino, Crotone, Roma, Modena, Trapani, Gradisca e Caltanissetta
CIE sta per centro di identificazione ed espulsione. Dentro ci finiscono grossomodo quattro categorie di persone della popolazione non comunitaria residente in Italia. I viaggiatori, ma solo quelli che viaggiano senza il timbro del visto sul passaporto, come quelli che arrivano a Lampedusa. I lavoratori in nero che hanno la sfortuna di essere fermati dalla polizia per un banale controllo di identità, a un posto di blocco o alla stazione del treno, e che il permesso di soggiorno lo devono ancora fare, perché aspettano la sanatoria, oppure gli è scaduto. I poveri, che dormono per strada o in una casa occupata, vivono ai margini della società e campano di espedienti, magari spacciando o prostituendosi, e che sono più spesso oggetto delle retate della polizia che non degli interventi dei servizi sociali. E infine i detenuti, che spesso coincidono con i poveri, spesso condannati per piccoli reati, e che a fine pena vengono portati al CIE.
Viaggiatori, lavoratori, poveri, detenuti, il destino è lo stesso per tutti: il rimpatrio. A prescindere da quanti anni abbiano passato in Italia e se in Italia abbiano tutta la famiglia, figli compresi. La detenzione nei CIE può durare fino a 18 mesi, con una convalida del giudice di pace ogni due mesi. Questo periodo serve alle autorità per identificare i reclusi, e ottenere dalle ambasciate dei loro paesi un lasciapassare per il rimpatrio. Nonostante i lunghissimi tempi di detenzione, in almeno metà dei casi la deportazione non arriva a buon fine e i detenuti vengono rimessi in libertà sul territorio italiano, di nuovo senza documenti, fino a quando la polizia non li fermerà di nuovo per un banale controllo d'identità e li riporterà al Cie per la seconda, la terza, la quarta volta.
31 August 2011
La zona grigia siamo noi
Guardate queste immagini. È quello che vedono ogni mattina centinaia di persone tra uno sbadiglio e l'altro mentre aprono le persiane delle proprie finestre, oppure la sera fumandosi una sigaretta affacciati al balcone. Un balcone come quello da cui le ho girate, al sesto piano di un palazzo in via Santa Maria Mazzarello, a Torino. Quello che si vede è il centro di identificazione e espulsione (Cie) della città. Dal primo aprile la stampa non può più entrare. Ma non c'era bisogno della censura per imporre il silenzio. Fa molto di più l'indifferenza. Quel sentimento per cui centinaia di comuni cittadini, decidono di voltarsi dall'altra parte. Di non vedere che le finestre di casa propria si affacciano su una grande gabbia di ferro dove decine e decine di uomini e donne sono tenuti in cattività, come animali allo zoo, rei di avere un documento scaduto. Basterebbe guardare con un po' più di attenzione per vedere tutti i particolari. La distribuzione degli psicofarmaci, gli incendi, l'autolesionismo, i blitz all'alba per portare via di peso i reclusi da espellere, le sommosse, i tentativi di fuga, i pestaggi. Ma la gente preferisce girarsi dall'altra parte. E allora mi viene in mente Primo Levi e la zona grigia de I sommersi e i salvati. La zona grigia siamo noi.
La zona grigia è l'Italia degli indifferenti. Il terzo elemento tra vittime e carnefici, che dà corpo agli uni e alle altre. L'Italia che non vuole sapere, che si volta dall'altra parte, che rimane spettatrice senza assumersi le proprie responsabilità. Oggi come allora.
La zona grigia è l'Italia degli indifferenti. Il terzo elemento tra vittime e carnefici, che dà corpo agli uni e alle altre. L'Italia che non vuole sapere, che si volta dall'altra parte, che rimane spettatrice senza assumersi le proprie responsabilità. Oggi come allora.
30 August 2011
Un assassino al Cie di Ponte Galeria
È l'inverno del 1993 e per le strade di Milano si combatte una guerra tra bande per il controllo del mercato della droga. Protagonisti di questa nuova stagione di violenza sono gruppi di sbandati tunisini. Gente che vive ai margini della società, spesso in condizioni disagiate, ai quali fino a poco tempo prima quel mercato era inaccessibile. Il 3 novembre un tunisino di 24 anni viene ritrovato in una pozza di sangue con una coltellata sotto il cuore in un campo di via Caio Mario, dove dormiva in un carrello per il trasporto di cavalli. Un mese dopo, il 17 dicembre, un altro tunisino viene trovato senza vita in un appartamento al secondo piano di via Morgantini. Il movente dei due omicidi è lo stesso: regolamento di conti tra bande di spacciatori. Gli inquirenti passano al setaccio la zona. E nel giro di qualche settimana arrestano due ragazzi. Due tunisini, di 23 e 27 anni. Saranno entrambi condannati per omicidio. Diciotto anni dopo, un signore di 45 anni nasconde i suoi documenti in un borsone nel magazzino del centro di identificazione e espulsione di Roma, perché nessuno li veda. E si presenta ai suoi compagni sotto mentite spoglie. Ha paura che lo riconoscano. È l'assassino di via Morgantini.
29 August 2011
Tentata fuga al Cie di Brindisi, in 6 tornano liberi
Erano le 16:30 di ieri quando 45 dei reclusi del centro di identificazione e espulsione (Cie) di Restinco, a Brindisi, hanno tentato la fuga sfondando il cancello che separa il Cie dal centro di accoglienza dei richiedenti asilo (Cara). Immediatamente però, è scattato l'intervento delle forze armate di guardia al Cie che hanno bloccato la fuga del gruppo, con l'eccezione di sei persone che sono invece riuscite a allontanarsi e a fare perdere le proprie tracce, come riporta la cronaca locale di Repubblica.
Sequestro di Stato al Cie di Milo (Trapani)
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| Il cie di Milo a Trapani |
Aggiornamento 2 settembre 2011
Helmi è stato finalmente rilasciato dopo circa un mese di ingiusta detenzione. Ha un foglio di via valido cinque giorni, presto sarà di nuovo illegale. E rischierà in qualsiasi momento di finire di nuovo in un Cie per altri 18 mesi per un banale controllo di identità. Per ora resta nascosto a casa di un cugino in una città del sud Italia.
25 August 2011
Sangue in via Corelli, ricoverati 5 reclusi del Cie
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| Cie Milano, foto di Simona Granati |
24 August 2011
Cie Bologna: protesta al femminile, 3 donne picchiate

Donne in rivolta al centro di identificazione e espulsione (Cie) di via Mattei, a Bologna. Protestano contro la nuova legge che ha esteso a 18 mesi il limite massimo della detenzione nei Cie. La protesta sarebbe iniziata da uno sciopero della fame indetto all'ora di pranzo, quando un gruppo di nigeriane avrebbe rifiutato il cibo chiedendo la libertà. Per reprimere le proteste - pare che siano anche stati incendiati dei materassi - una quindicina di agenti delle forze dell'ordine hanno fatto irruzione nell'area femminile del Cie. Negli scontri sarebbero rimaste ferite tre recluse. Una ragazza marocchina, colpita da una manganellata alla mano, una cinese colpita alla gamba, e una nigeriana che sarebbe quella ad aver ricevuto più percosse. La cinese e la marocchina sono state medicate in infermeria. Mentre la ragazza nigeriana, Suzan, è stata portata via dal Cie. Non si capisce ancora se l'hanno trasferita in ospedale per un ricovero o se invece l'abbiano portata in questura per l'arresto. Alle tre del pomeriggio, quando abbiamo avuto la notizia, le ragazze del Cie erano ancora sotto shock per l'aggressione fisica effettuata ai loro danni dagli agenti, e gridavano chiedendo aiuto. La Misericordia di Modena, che gestisce il Cie di Bologna, ha smentito che vi siano state violenze. Tuttavia non sarebbe la prima volta che agenti delle forze dell'ordine alzano il manganello contro le recluse. Era già successo al Cie di Roma, e avevamo pubblicato su Fortress Europe le foto degli ematomi sul corpo di una reclusa tunisina. Comunque che al femminile del Cie di Bologna la tensione stava salendo lo si era capito da un pezzo, almeno dallo scorso 20 luglio, quando le ragazze avevano bruciato l'area dove erano recluse. Già il 23 luglio la parlamentare Zampa e l'avvocato Ballerini, dopo aver visitato il Cie, avevano esposto i problemi delle ragazze recluse. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l'approvazione della legge sui rimpatri. Tra le recluse del Cie di Bologna infatti ben 6 hanno già ricevuto la proroga a 8 mesi.
Cie Milo: le fughe, il pestaggio e i lacrimogeni
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| Il Cie di Milo a Trapani |
23 August 2011
Ancora rivolta a Pozzallo: 54 reclusi in fuga, 13 arresti
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Il centro d'accoglienza di Pozzallo dopo la rivolta Foto tratta da Il Clandestino |
Protesta al cpa di Cagliari, 2 ragazzi algerini in fuga
Notte di proteste al centro di prima accoglienza (Cpa) di Cagliari. Per evitare il rimpatrio, intorno alle due di questa mattina, due reclusi algerini hanno bevuto due bustine monodose di shampoo e sono quindi stati ricoverati a seguito degli improvvisi malori accusati, all'ospedale di Cagliari. Durante i controlli medici però sono riusciti a dileguarsi e a fare perdere le loro tracce. Saputo della riuscita del piano, altri tre reclusi hanno ripetuto l'operazione alle quattro del mattino, bevendo anche loro dello shampoo. Ma stavolta le autorità hanno bloccato il ricovero, disponendo che i controlli medici venissero effettuati all'interno della struttura. Al diniego del ricovero, i circa 60 reclusi si sono accalcati sulle porte del centro di accoglienza tentando di sfondarle, ma sono stati respinti dall'intervento delle forze dell'ordine. Si tratta di circa 60 ragazzi tra algerini e tunisini, compresi alcuni minorenni, intercettati su due imbarcazioni al largo di Capo Teulada, a sud di Cagliari, lo scorso 14 agosto e da allora reclusi senza convalida del giudice di pace, dunque di fatto sequestrati dallo Stato italiano, nel centro di prima accoglienza di Cagliari, all'interno dell'area militare dell'aeroporto di Cagliari-Elmas. Al momento sembrerebbe essere tornata la calma nel cpa.
22 August 2011
Ricostruzione di un'espulsione svizzera
Quella che vedete è la ricostruzione di un rimpatrio forzato in Svizzera. Si tratta di una docufiction realizzata sulla base di testimonianze di persone che sono state espulse e di funzionari che hanno partecipato alle operazioni di rimpatrio forzato. Ma anche sui materiali di addestramento della polizia di frontiera svizzera, che prevedono 4 livelli di intervento a seconda della resistenza opposta dalla persona da espellere. Il livello 4 è il più brutale. Talmente brutale che il 17 marzo del 2010 il nigeriano Joseph Ndukaku Chiakwa è morto d'infarto mentre lo stavano legando alla sedia per portarlo su un aereo charter con cui dovevano partire altri 16 nigeriani da espellere. Joseph Chiakwa non è stato l'unica vittima delle espulsioni dalla Svizzera. Prima di lui, il 3 marzo del 1999 a morire fu il palestinese Khaled Abuzarif, soffocato. E ancora il primo maggio 2001 fu Samson Chukwu a morire anche lui soffocato mentre la polizia tentava di legarlo come un animale.
Perché questa è l'immagine che restituiscono queste pratiche. Non si vedono più uomini tra i loro simili. Si vedono alcuni uomini che trattano un loro simile come se fosse un animale, lo umiliano, lo dominano, lo legano, lo violentano. E mentre lo fanno ci accorgiamo che gli animali sono loro, quelli in divisa. E che l'uomo è l'altro. Quello che ha voluto viaggiare, spinto dalla più antica e nobile qualità dell'essere umano. La spirito della ricerca, la ricerca di se stesso nell'altro, la ricerca della libertà e dell'avventura.
Per maggiori informazioni rimandiamo al sito dei produttori del video, augenauf, dove potete trovare materiale completo e aggiornato, in tedesco e inglese, sulla situazione svizzera.
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