BARI - Era la notte dell’undici maggio del 2008, e una motovedetta della guardia costiera tunisina intercettava un gommone di migranti finiti alla deriva al largo delle coste di Teboulbah, vicino Monastir. A bordo c’erano 16 uomini sfiniti e disidratati, unici superstiti di una settimana passata in balia delle onde, senza acqua né viveri. Una settimana di stenti che aveva visto morire 47 dei passeggeri. Godpower non conosceva nessuna delle vittime, ma ricorda tutti i dettagli di quella traversata. Viene da Benin City, in Nigeria, ed è uno dei superstiti. È ospite del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Bari Palese.Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
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18 August 2008
Al Cara di Bari uno dei superstiti del naufragio di Teboulbah
BARI - Era la notte dell’undici maggio del 2008, e una motovedetta della guardia costiera tunisina intercettava un gommone di migranti finiti alla deriva al largo delle coste di Teboulbah, vicino Monastir. A bordo c’erano 16 uomini sfiniti e disidratati, unici superstiti di una settimana passata in balia delle onde, senza acqua né viveri. Una settimana di stenti che aveva visto morire 47 dei passeggeri. Godpower non conosceva nessuna delle vittime, ma ricorda tutti i dettagli di quella traversata. Viene da Benin City, in Nigeria, ed è uno dei superstiti. È ospite del Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Bari Palese.Pestato dalla polizia greca, rifugiato afgano rischia di tornare ad Atene
BARI - La foto è un po' sbiadita, ma si distinguono chiaramente quattro uomini e il vecchio carro armato. S. indica con l’indice suo fratello. Combatteva nell’esercito dei taliban. Per questo l’hanno ammazzato, dice. S. è nato e cresciuto nella città di Jalalabad, in Afghanistan. Parla pashtun, ha da poco compiuto 20 anni. Da tre anni è in esilio. Oggi si trova al Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Bari. Il passato del fratello maggiore ha condannato tutta la famiglia. S. dice di non avere più nessuno. Si rimbocca i pantaloni fino a farmi vedere una brutta cicatrice larga otto centimetri, sulla gamba destra, sopra il ginocchio. È una scheggia della bomba con cui hanno fatto saltare la casa, dice. Sotto il ginocchio ci sono altre cicatrici. Macchie marroni, su entrambe le caviglie e le tibie. Souvenir della Grecia. Indicano i punti dove il manganello ha colpito con più forza. È successo lo scorso febbraio, sull’isola greca di Simi, nel mar Egeo.Bari: reportage dal centro di accoglienza per richiedenti asilo
BARI - Sulla vecchia pista dell’aeroporto militare di Bari Palese è cresciuta l’erba. Le 250 roulotte che dal 1991 ogni estate erano destinate alla prima accoglienza dei migranti che sbarcavano in Puglia, Calabria e Sicilia, non ci sono più. Al loro posto sorge un nuovo centro. Sempre all’interno della base dell’aeronautica militare. Un piccolo villaggio di 124 moduli prefabbricati montati su un grande piazzale di cemento, intorno ad una grande cupola di tela, usata come mensa e sala comune. Ci sono campi da calcio e da pallavolo. C’è l’ufficio immigrazione della polizia. Ogni modulo ha l’aria condizionata, c’è un infermeria, i bagni sono puliti e gli spazi comuni ben curati. C’è una ludoteca, una scuola di italiano. E tuttavia si respira una certa tensione.08 August 2008
Tendopoli, container e... braccianti. Reportage da Borgo Mezzanone
Reportage da Borgo Mezzanone: continua il viaggio nei Cpa. Sulla pista del vecchio aeroporto militare di Ortanova sono ospitate 1.020 persone in 91 tende e 41 container. Donne e nuclei familiari sono invece alloggiati nei locali destinati al Centro di identificazione e espulsione mai aperto. L'ente gestore è la Croce rossa italiana. Carente l'assistenza legale. Con o senza documenti i richiedenti asilo lasceranno il centro. Alcuni, i casi più vulnerabili, saranno accolti nello Sprar, come abbiamo verificato per un rifugiato somalo disabile. Tutti gli altri torneranno in mezzo alla strada. E la prima tappa della loro clandestinità sarà il lavoro nero e lo sfruttamento, magari nelle campagne foggiane.Quando lo Sprar funziona: rifugiato disabile accolto a Ferrara
FOGGIA – A volte funziona. Sebbene il Servizio di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) conti un numero insufficiente di posti (3.000 per il 2009, a fronte di 14.050 richieste d'asilo presentate in Italia nel 2007), sono molti i rifugiati che grazie al Servizio centrale accedono ad una seconda accoglienza, una volta rilasciati dai centri di prima accoglienza. M. è uno di loro. Viene dalla Somalia. Classe 1967. La commissione territoriale di Foggia gli ha riconosciuto un permesso di soggiorno di protezione internazionale un mese fa. Lunedì partirà per la città di Ferrara, dove sarà ospitato da un progetto Sprar.Reportage da Borgo Mezzanone: continua il viaggio nei Cpa
FOGGIA - Le ultime cinquanta tende le hanno montate la settimana scorsa. Adesso la tendopoli occupa un paio dei sette chilometri della pista d'atterraggio del vecchio aeroporto militare di Ortanova. Le tende, di sei metri per sei, sono 91. E ospitano metà dei richiedenti asilo presenti al Centro di prima accoglienza di Borgo Mezzanone, a Foggia. Ma al momento della nostra visita, alle undici di questa mattina, le tende erano semivuote. Nonostante il telo ombreggiante infatti, il sole di agosto rende impossibile rimanere sotto le tende quando il sole è alto.05 August 2008
Reportage dal Sant'Anna. Il cpa più grande d'Europa
Dopo Gradisca e Caltanissetta, la nuova inchiesta di Fortress Europe sui centri di prima accoglienza e i centri di identificazione e espulsione (ex cpt) fa tappa a Sant'Anna, in provincia di Crotone. Qui si trova il centro d'accoglienza più grande d'Europa. Ospita 1.677 persone su una capienza ufficiale di 1.698 posti. Dormono in container e tende. Un ospite su quattro viene dall'Afghanistan. Fuggono dalla guerra ma non hanno fatto i conti con la burocrazia. E per chi è transitato in altri Stati Ue, il Regolamento Dublino II blocca l'iter della domanda d'asilo.Cpa di Crotone, presto un’interrogazione al Senato
CROTONE – Le senatrici Daniela Mazzucconi (Pd) e Dorina Bianchi (Pd) lavorano ad un'interrogazione parlamentare sulle condizioni del centro di accoglienza Sant'Anna di Crotone. Accompagnate da rappresentanti delle associazioni locali impegnate nella promozione dei diritti dei migranti – raccolte nel Coordinamento Baobab – le parlamentari hanno visitato il centro lo scorso 18 luglio. Il rapporto della visita, diffuso dal Coordinamento Baobab, giudica “preoccupanti” le condizioni di accoglienza nei container e nella tendopoli. Critiche sono state espresse anche sull'accoglienza delle donne e sull'assistenza sanitaria.Investire di più nello Sprar: la richiesta delle associazioni
CROTONE – Proporre la richiesta di radicamento della competenza dello Stato Italiano sui casi Dublino presenti sul territorio ormai da diversi mesi, e sollecitare la Commissione Nazionale a dare indicazioni affinché le Commissioni Territoriali competenti garantiscano misure di protezione a tutti i richiedenti asilo afgani presenti in Italia in quanto non esistono aree di questo Paese che possano essere ritenute sicure. Queste le richieste del Coordinamento Baobab, dopo la visita, con le senatrici Mazzucconi e Bianchi, del centro di accoglienza Sant'Anna a Crotone e del centro di identificazione e espulsione di Lamezia Terme, lo scorso 18 luglio.Cpa di Crotone, afgano un richiedente asilo su quattro
CROTONE – Nel più grande centro di accoglienza d'Europa, gli afgani sono gli ospiti più numerosi. Dei 1.677 presenti al 4 agosto 2008 nel campo di Sant'Anna, a Crotone, ben 424 provengono dall'Afganistan. Uno su quattro. Arrivano in Italia nascosti nei camion che da Patrasso, in Grecia, si imbarcano sui ferry diretti nei porti italiani dell'Adriatico, a Venezia, Ancona, Bari e Brindisi. Fino a Crotone invece li porta il passaparola. Per loro i tempi di attesa sono più lunghi degli altri richiedenti asilo. C'è chi è al Sant'Anna da cinque o sei mesi. Per lasciarsi la guerra alle spalle hanno attraversato l'Iran, scalato a piedi le montagne innevate della provincia di Van per entrare in Turchia, hanno viaggiato stipati nei camion fino a Istanbul, sfidato il mar Egeo sui gommoni diretti alle isole greche e infine rischiato la vita appesi sotto i telai dei tir imbarcati a Patrasso.Sprar saturo, rifugiati abbandonati a se stessi
CROTONE - Sono arrivati i militari. Annunciati dal pacchetto sicurezza, cento uomini in mimetica, distribuiti su tre turni, da ieri presidiano il centro di prima accoglienza per immigrati di Sant’Anna, a Crotone. Stanno di piantone lungo la rete all’ingresso, sotto il sole, appoggiati alle portiere dei fuoristrada dell’esercito. A vigilare la struttura ci sono anche polizia, carabinieri e guardia di ginanza. La situazione è la stessa negli altri centri di prima accoglienza. Ma a Crotone non è l’unica novità. Da un anno è quotidianamente presente all’interno della struttura anche un rappresentante dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati. Ciononostante i tempi di attesa per il riconoscimento dello status di rifugiato continuano a superare i tre mesi. E i tempi raddoppiano per i casi Dublino. La commissione territoriale ha sede all’interno del campo, come pure l’Ufficio immigrazione della polizia, ma ciò non abbrevia le lungaggini burocratiche. E intanto gli ospiti sono costretti a aspettare, senza la possibilità di lavorare né di mantenersi. Sono costretti a essere assistiti.Tende e container per i richiedenti asilo al Cpa di Crotone
CROTONE – Alle dieci del mattino il caldo sotto le tende è già insopportabile. Non c’è un filo d’aria. Il telo grigio è macchiato del sangue di dozzine di zanzare schiacciate nella notte da Ahmed e dai suoi due compagni. Vengono dal Sudan. Sono sopravvissuti al genocidio del Darfur. E dopo cinque mesi in Libia sono riusciti a imbarcarsi per Lampedusa. Da 40 giorni l’Italia li accoglie così, su materassini gialli di gommapiuma senza lenzuola. Sotto tende senza acqua corrente né elettricità. I bagni a trecento metri di distanza. La tendopoli è l’ultima novità del campo di accoglienza per richiedenti asilo più grande d’Europa. Siamo in provincia di Crotone, il centro Sant’Anna si trova di fronte all’omonimo aeroporto, sull’altro lato della Statale 106, a metà strada tra Crotone e Isola di Capo Rizzuto. Dalla sua apertura, all’epoca degli sbarchi in Puglia dei kosovari nel 1999, da questa vecchia base dell’Aeronautica militare sono transitate circa 70.000 persone, di cui 7.000 solo nel 2007.01 August 2008
Viaggio nei cpt. Dopo Gradisca, reportage da Caltanissetta
Continua con la visita al centro di Pian del Lago la nuova inchiesta di Fortress Europe sui centri di identificazione e espulsione (ex cpt) e sui centri di prima accoglienza. Dopo Gradisca, siamo andati in provincia di Caltanissetta. Tra gabbie, casette e container, in questa cittadella gestita in appalto dalla cooperativa Albatros 1973 si concentrano ad oggi 571 persone su 600 posti disponibili. Presto arriveranno 70 militari ad affiancare polizia e carabinieri. Ci sono due sezioni dedicate all'accoglienza dei richiedenti asilo e alla detenzione dei migranti senza documenti. Un mese fa il centro è finito nella bufera per la morte di un ghanese, portato in ospedale 6 ore dopo le richieste d'aiuto. E in passato un'inchiesta giornalistica aveva svelato un sistema di corruzione per la fuga dei migranti.Quelli che a Pian del Lago... ci vogliono andare!
CALTANISSETTA – Dormono fuori dal Cpt. Ma non sono scappati. Al contrario: sono in lista d'attesa per entrarci. Succede a Pian del Lago, in provincia di Caltanissetta. Una struttura capace di ospitare a pieno regime 600 persone, di cui 510 nelle sue sezioni dedicate all'accoglienza. Una struttura pensata per i richiedenti asilo sbarcati a Lampedusa, ma che ora deve far fronte anche agli afgani che arrivano qui da mezza Italia, indirizzati – dicono – dal passaparola. Il piazzale di fronte al cancello di ingresso è coperto di cartoni, buste di plastica e stracci. In uno spiazzo poco distante, all'ombra di un albero, tre ragazzi dai tratti asiatici dormono sopra i cartoni, i piedi scalzi, alle tre del pomeriggio. E i resti dei bivacchi sono ancora a terra sotto le piante dell'oliveto a fianco del centro.Un mese fa la morte di un ospite a Pian del Lago. Polemiche sulla gestione
CALTANISSETTA - Yussuf Abubakr morì un mese fa. Era la notte tra il 29 e il 30 giugno. Il diciannovenne ghanese era ospitato nel centro di accoglienza di Pian del Lago, a Caltanissetta. Dopo forti dolori al petto ricevette una prima visita alle 22.00, da parte dei medici della Cooperativa Albatros 1973, che presidiano il centro 24 ore su 24. Intorno a mezzanotte venne portato in ospedale e lì morì. Ma questa è soltanto la versione ufficiale dei fatti, raccontata dai medici del centro. Il racconto degli ospiti è diverso.29 July 2008
Accoglienza e detenzione: le due facce del cpt di Gradisca
GRADISCA, 29 luglio 2008 – Ci sono bambini ed ex detenuti. Donne nigeriane sbarcate a Lampedusa dopo viaggi di mesi in mezzo al deserto e lavoratori albanesi diventati clandestini per un vecchio precedente penale. Ragazzi algerini partiti in barca da Annaba che dicono “questo è un hotel” e tunisini che in arabo alzano la voce: “Iktab! - scrivi! - siamo ostaggi non ospiti”. Il centro di Gradisca d'Isonzo, provincia di Gorizia, dieci chilometri dalla Slovenia, è molte cose insieme. Contiene una sezione di prima accoglienza per i migranti intercettati nel Canale di Sicilia (Cda), un centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e un centro di identificazione e espulsione (Cie).Niger: i rifugiati denunciano gli abusi subiti nel Sahara
GRADISCA, 29 luglio 2008 – Termina all'estremo nord est del Paese la corsa di centinaia di migranti e richiedenti asilo sbarcati a Lampedusa e sulle coste siciliane. Da Gradisca, in provincia di Gorizia, il confine sloveno dista meno di dieci chilometri. Ma la quasi totalità dei 135 richiedenti asilo ospiti del Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) è entrata in Italia dal Mediterraneo. E sulle rive del Mediterraneo sono arrivati dopo viaggi lunghi mesi attraverso il deserto del Sahara. Sono loro i testimoni degli abusi commessi lungo le rotte da agenti della polizia nigerina e trafficanti. In un ipotetico processo contro le mafie che lucrano sulla pelle di questi viaggiatori, nel deserto e nel mare, ognuno di loro potrebbe essere chiamato a testimoniare. Ad aprire il flusso della memoria, basta citare loro i luoghi dei dannati del Sahara: Dirkou, Madama, Arlit, Tumu, Gatrun. Passaggi obbligati. Luoghi di razzie e violenze, contro uomini e donne. Soltanto chi può pagare si salva. Gli altri rimangono bloccati.Sardegna: 38 dispersi al largo delle coste algerine
GRADISCA, 29 luglio 2008 - “I miei pensavano fossi morto. Quando ho telefonato a casa dalla Sardegna non volevano credere alla mia voce!”. A distanza di un mese dai fatti, Kadri ci scherza su. È algerino. È arrivato in Italia attraversando il Mediterraneo tra l'Algeria e la Sardegna. Ha visto rovesciarsi in mare due barche su cui viaggiavano 38 ragazzi algerini. Oggi è ospite del centro di accoglienza di Gradisca. Ha presentato una richiesta di protezione umanitaria. Aspetta la risposta. Delle condizioni del centro non si lamenta: “è un hotel”. Gli ospiti sono 112, tanti quanti i posti disponibili. Non c'è un letto libero. Altre 20 persone sono state ospitate all'hotel Pellegrino, a Gradisca. Kadri raduna i compagni di viaggio algerini. E riprende a raccontarmi la storia.25 November 2007
Così si vive a Cassibile, reportage dal cpa siciliano
ROMA, 25 novembre 2007 – Roman Herzog, un giornalista tedesco, ha visitato a metà novembre il centro di prima accoglienza di Cassibile, a Siracusa, in Sicilia. Riceviamo e pubblichiamo volentieri il suo reportage. Da un lato emergono le condizioni degradanti in cui migranti e rifugiati sono detenuti, compresi donne e bambini. Dall’altro, nelle parole di chi ricorda il viaggio, ritornano le gravi denunce della situazione in Libia.
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