Showing posts with label C.A.R.A.. Show all posts
Showing posts with label C.A.R.A.. Show all posts

01 March 2012

Altra Europa


Il nuovo film di Rossella Schillaci, premio miglior documentario al This Human World International Film Festival 2011 di Vienna 2011, al RAI International Film Festival 2011 di Londra e al Salina Doc Fest sezione ITALIA DOC 2011. Uno dei migliori film sui paradossi dell'accoglienza all'italiana, raccontati attraverso la storia di una vecchia clinica di Torino, occupata nel 2008 da trecento rifugiati politici somali e sudanesi. Khaled, Shukri e Ali sono tre di loro. Come i loro compagni, hanno viaggiato tra mille difficoltà pur di arrivare fin qui, in Europa, per conquistarsi una vita migliore. Ma le loro speranze si scontrano con una condizione di vita “sospesa” in attesa di una soluzione che non arriva. Vorrebbero raggiungere "un'altra Europa" ma sono bloccati in Italia dal regolamento Dublino II che li obbliga a risiedere nel primo paese Ue dove hanno fatto ingresso. Il film segue le loro vicende nell’arco di un anno e mostra la loro vita quotidiana all'interno della clinica occupata e in città, tra i problemi interni, le proteste della cittadinanza, l'impotenza dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e lo sgombero finale con tanto di trasferimento in una vecchia caserma. L'ennesima soluzione emergenziale di Prefettura e Comune. Ma il viaggio di Khaled, Shukri e Ali non è ancora finito...

Segui le proiezioni e i premi del film sul blog di Altra Europa.

30 December 2011

Non è ora di dormire.


Almeno ventimila persone arrivate in Italia dalla Libia in guerra rischiano di ritrovarsi nella clandestinità a breve. L'Italia sta investendo 48 euro al giorno per ognuno di loro, nell'attesa che le commissioni per il riconoscimento dell'asilo politico decidano delle loro sorti. Ma già si sa che buona parte di loro non avranno mai un permesso di soggiorno. Perché non sono rifugiati politici, ma semplici lavoratori che vivevano stabilmente da anni in Libia e che hanno la sola colpa di essere fuggiti dalla guerra scoppiata nel marzo scorso. Oggi chiedono di avere una carta di soggiorno. Che permetta loro di confrontarsi con la situazione italiana ed europea, cercarsi un lavoro, una casa, e essere liberi di decidere se restare o se andare a cercare fortuna altrove. Questo è un video appello girato dall'associazione Apertamente di Biella. Sul sito di Melting Pot è possibile firmare una petizione. Lo hanno già fatto più di 4mila persone. E voi?

04 December 2011

I profughi della Libia e la truffa dell'accoglienza. Partita la mobilitazione sul web: umanitario per tutti

foto di Mashid Mohadjerin
In tempi di crisi si taglia lo stato sociale, si aumentano le tasse e si chiedono sacrifici ai soliti poveri cristi. La fabbrica della clandestinità però non la tocca nessuno. Continua a lavorare ogni giorno, a pieno ritmo. Quest'anno genererà un reddito di 400 milioni di euro a un variegato mondo fatto di associazioni, cooperative e piccoli albergatori. Producendo, si stima, tra i 15.000 e i 20.000 decreti di espulsione. Ovvero tra le 15.000 e le 20.000 persone costrette da un giorno all'altro a vivere nella clandestinità, dopo essere stati assistiti in tutto e per tutto dallo Stato. Non parliamo dei centri di identificazione e espulsione (CIE). Bensì del loro opposto: i centri di accoglienza. E in particolare del sistema di accoglienza dei profughi della guerra di Libia. Funziona che arrivi a Lampedusa dalla Libia in guerra. Ti fanno chiedere asilo senza che ci stai capendo niente. Poi ti sbattono in una baita sulle Alpi. Mangi e bevi a spese dello Stato, anche e soprattutto perché per legge ti è vietato lavorare. Se ti va bene hai televisione satellitare, sigarette, corsi di italiano e formazione professionale. Se ti va male, neanche quello. Finché un bel giorno ti convocano davanti a una commissione per un'intervista. E a quel punto, ancora una volta senza capirci niente, finisci in mezzo alla strada nel giro di qualche giorno. Senza valigie e senza amici, esattamente come il giorno in cui sei arrivato a Lampedusa un anno prima. È il grande paradosso dell'accoglienza all'italiana. O meglio, la grande truffa.

16 August 2011

Che cosa sarà dei profughi della guerra di Libia?


Il 2008 fu l'anno record degli sbarchi dalla Libia. A Lampedusa arrivarono 30mila persone in dodici mesi. Poi fu la volta dei respingimenti nel 2009 e degli sbarchi zero l'anno successivo. Ora, con l'esplosione della guerra in Libia le traversate sono riprese con la stessa intensità di prima. Ma con la differenza che questa volta nei centri di accoglienza la tensione è alle stelle. Maroni ha deciso che i profughi saranno espulsi. E da Bari a Crotone, da Trapani a Mineo, abbiamo assistito a proteste, rivolte, scontri e arresti. E allora è arrivato il momento di fare chiarezza. Chi sono le persone che stanno arrivando? Che cosa è cambiato dal 2008? E che cosa sarà dei profughi della guerra di Libia?

13 August 2011

Trapani: morto un nigeriano al centro d'accoglienza

Sarebbe morto d'infarto il giovane nigeriano deceduto la mattina di giovedì scorso nel centro d'accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Salinagrande, a Trapani. Si chiamava Cinoso Evans, detto Computer per le sue abilità informatiche. E non era un numero, il 3507 che gli avevano assegnato al centro d'accoglienza di Mineo (Catania) da dove era stato appena trasferito al Cara di Trapani. E allora viene da chiedersi che cosa sia successo davvero a Salinagrande. Anche perché Evans non aveva mai avuto nè dichiarato particolari problemi di salute al Cara di Mineo. Come è stato possibile che sia morto così? Secondo la versione ufficiale sarebbe deceduto una volta ricoverato all'ospedale Sant'Antonio Abate, dopo essere stato colto da un malore poco dopo la colazione. Ma secondo altre testimonianze, gli infermieri che presidiano il centro d'accoglienza avrebbero tardato a chiedere l'intervento dell'ambulanza e Evans sarebbe deceduto nel centro prima di essere ricoverato. Tuttavia non abbiamo ancora elementi concreti per comprovare questa tesi. Ma stiamo indagando.

10 May 2011

Proteste a Mineo: statale bloccata per tre ore


Un gruppo di circa 200 ospiti del centro di accoglienza per richiedenti asilo politico di Mineo, ha bloccato per tre ore oggi, dalle 12:00 alle 15:00, la statale Catania - Gela, chiedendo tempi certi per l’analisi delle loro richieste di protezione internazionale e migliori condizioni di accoglienza nel “Villaggio degli aranci”.

08 May 2011

Violenta perquisizione al cara di Salinagrande

Spogliati, perquisiti e costretti a restare seduti sotto la pioggia per alcune ore. Con tanto di manganellate per chi non era d'accordo. I protagonisti del maltrattamento da parte delle forze dell'ordine sono i tunisini ospitati nel centro di accoglienza per richiedenti asilo politico (Cara) di Salinagrande, in provincia di Trapani. I fatti risalgono allo scorso 25 aprile. All'origine della perquisizione ci sarebbe stata una rissa scoppiata la sera prima tra due tunisini. L'indomani mattina agenti delle forze dell'ordine avrebbero fatto irruzione nelle camerate alle sei del mattino, buttando giù dal letto i tunisini ospitati nella struttura, una cinquantina, e scortandoli nel cortile, dove - secondo diverse testimonianze raccolte - sarebbero stati fatti spogliare, perquisiti e quindi costretti a rimanere a terra per alcune ore, mentre altri agenti perquisivano le camerate. Diversi testimoni oculari hanno raccontato di un agente che avrebbe strappato un Corano. Un altro ragazzo tunisino sostiene inoltre che durante la perquisizione gli siano spariti dei soldi che aveva lasciato nella camerata. A denunciare l'accaduto è un gruppo di tunisini ospiti del centro in attesa dei loro permessi di temporanei di soggiorno per motivi umanitari, che ho incontrato oggi 8 maggio nei pressi del Cara.

25 February 2010

La truffa dell'accoglienza. Arrestati gli avvocati del Cara di Cassibile

tratto da la Sicilia

SIRACUSA - Avviavano l’iter di assistenza legale per gli immigrati sbarcati in Sicilia e smistavano la pratica sempre allo stesso studio legale campano che otteneva così "la liquidazione di ingente somme di denaro attraverso il riconoscimento del gratuito patrocinio". Le firme e i timbri sarebbero però stati falsificati. È l’accusa contestata a un avvocato del foro di Salerno, Pierluigi Spadafora, e a due sue collaboratrici siracusane, Corrada Sapia e Bruna Rosolini, che sono stati arrestati dalla polizia per associazione per delinquere finalizzata alla commissione di falsi per l’ottenimento di titoli di soggiorno.


26 December 2008

Cassibile: a un mese dalla gara, la verità sulla gestione Alma Mater

SIRACUSA, 26 dicembre 2008 - Il 2009 rischia di essere davvero un anno nuovo per Cassibile. Segnatevi queste due date: 22 e 27 gennaio. Il 22 mattina, alle 10:00, si aprono in Prefettura le buste dei concorrenti al bando per la gestione del centro di accoglienza per gli immigrati. Il 27 invece si tiene l'udienza preliminare contro gli attuali gestori del centro. Il pubblico ministero Antonino Nicastro ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato, a don Arcangelo Rigazzi e Marco Bianca, rispettivamente presidente e vicepresidente dell'associazione Alma Mater, e a tre imprenditori, che avrebbero falsificato delle fatture. Ma i presunti illeciti non riguardano soltanto la contabilità e tirano in ballo anche il vecchio Prefetto e la sua vice, che rinnovarono la convenzione – senza gara d’appalto – pur essendo a conoscenza delle carenze del centro e delle inadempienze di Alma Mater. A stabilire se commisero reati sarà il giudice. Noi ci limitiamo a proporvi una accurata ricostruzione dei fatti. Ognuno si faccia la propria idea.

02 October 2008

La rettifica dell'associazione Alma Mater


Riportiamo per intero la lettera del portavoce di Alma Mater che legittimamente chiede una rettifica del nostro reportage su Cassibile. Da parte nostra la vicenda continua a non sembrarci chiara, proprio perché abbiamo letto la sentenza del Tribunale del Riesame di Siracusa. Alla base del dissequestro c'è infatti l'inutilizzabilità di alcuni atti di indagine effettuati oltre il termine di durata delle indagini preliminari e l'inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche, non previste per questo tipo di reato. Atti inutilizzabili per un difetto di forma insomma, ma non di contenuto. Come dire, non siamo giustizialisti, ma nemmeno ingenui


Cassibile: Reportage dal Cara dell'Alma Mater

Richiedente asilo somalo appoggiato alla gabbia che circonda il Cara di CassibileCASSIBILE, 2 ottobre 2008 - Una giornata nel Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) "Giovanni Paolo II" della frazione del comune di Siracusa. Visto da fuori ha la forma di una gabbia. Ospita 247 persone in camerate di 30 letti a castello, ad agosto erano 421. Dall'inizio dell'anno ci sono già stati 32 sbarchi nel siracusano e per far fronte all'emergenza sono stati aperti altri centri nel siracusano . Ma il personale dell'ufficio immigrazione e della Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato è sempre lo stesso. E così la macchina burocratica si è intasata. E i richiedenti asilo, da ospiti sono diventati detenuti. Già perché per depositare la domanda d'asilo oggi serve anche un mese. E nel frattempo non ci si può allontanare dalla struttura, circondata da una gabbia e presidiata da militari armati. Dal loro arrivo, i migranti sono schedati con un numero a quattro cifre. Parlano le donne eritree e chi ammette di aver guidato i gommoni dalla Libia. In una interrogazione parlamentare presentata da Rita Bernardini (Radicali), il centro è definito "fatiscente e inadeguato al soggiorno di tante persone".


Cassibile: interrogazione parlamentare della Bernardini

Migranti trattenuti nel Cara di Cassibile festeggiano la fine del RamadanCASSIBILE – Seconda interrogazione parlamentare nel giro di due mesi sul Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Cassibile (Sr). A presentarla è di nuovo Rita Bernardini, deputata eletta nelle liste del Partito Democratico. Dopo la visita del 5 luglio 2008, Bernardini è tornata al “Giovanni Paolo II” lo scorso 20 settembre e ha presentato una seconda interrogazione scritta ai ministri dell’Interno, della Giustizia e degli Esteri. Nel testo dell’interrogazione, Bernardini definisce il centro “fatiscente e inadeguato al soggiorno di tante persone”. Per quanto ha potuto verificare la parlamentare, ci sono “pavimenti dissestati, mura sporche e da intonacare, servizi igienici non conformi ad elementari norme di sicurezza”. Le camerate ospitano “un numero a dir poco smisurato di letti a castello dove lo spazio fra un letto e un altro non supera i 30 centimetri”. Le sbarre alle finestre e all’esterno danno al centro “l’aspetto di un carcere”.

Gli scafisti? Non sempre contrabbandieri, ma anche potenziali rifugiati

Le grate alle finestre del piano superiore del Cara di CassibileCASSIBILE – Guidano le barche degli immigrati nel Canale di Sicilia. E sono accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Non sempre però al timone dei gommoni e dei vecchi pescherecci intercettati al largo delle coste italiane siedono contrabbandieri. A volte sono essi stessi migranti. Che per risparmiare sul costo del biglietto si offrono volontari al timone. Altre volte sono viaggi organizzati da gruppi che si dividono la spesa del gommone e del motore. Altre volte ci si dà il cambio per tutta la durata della traversata. È successo anche a Koulibali, ospite del centro di accoglienza di Cassibile. Viene dalla Costa d'Avorio. È sbarcato lo scorso 12 settembre. Dei sei giorni trascorsi in mare porta ancora le ustioni del sole su tutto il corpo. In Libia hanno pagato 700 dollari. Erano in 29, su un unico gommone zodiac. Sono partiti da Tripoli. Con una bussola e qualche consiglio sulla rotta da seguire. Dopo tre giorni la benzina è finita. A bordo non avevano acqua. Li hanno soccorsi dei pescatori italiani, poi è arrivata la Guardia costiera. A bordo dello stesso gommone c'era anche Mohammed, maliano. Anche lui conferma la versione. “Ci alternavamo al timone, nessuno sapeva esattamente dove andare”.


Cassibile: richiedenti asilo schedati con un numero

Richiedente asilo identificato con un numero all'ingresso nel Cara di CassibileCASSIBILE – 6097 è una donna eritrea di 26 anni. Condivide la stanza con 6158 e 6207, anche loro eritree. I loro nomi li hanno persi una volta entrati nel centro di accoglienza di Cassibile. Li ritroveranno una volta depositata la domanda d’asilo, nel giro di un mese. Per ora, accanto alla loro foto c’è soltanto un numero a quattro cifre. Ogni immigrato è registrato con un numero. Il numero viene scritto a pennarello su una lavagnetta, con la data dello sbarco, e poi viene scattata la foto. Quel numero servirà a identificarlo per tutta la durata del trattenimento a Cassibile. Letekidan mi mostra il suo cartellino di riconoscimento. C'è la foto e il numero. Nessun nome. “Lo facciamo perché ci fornirebbero comunque false generalità” si giustifica il vice direttore Andrea Parisi. Una volta numerati gli immigrati possono essere gestiti più facilmente che con i loro nomi impronunciabili. Ma i numeri, distribuiti in ordine crescente, restituiscono anche l'ordine di arrivo.


Cassibile: 5 settimane per presentare una domanda d'asilo

Donne eritree nel cortile del Cara di Cassibile. Finché non depositano la domanda d'asilo non possono uscire dal centroCASSIBILE – Letekidan ha 26 anni. Quattro mesi fa ha abbandonato l'esercito eritreo ed è fuggita. “In Eritrea avevo tutto ma mi mancava la libertà”. Il primo paese sicuro che ha trovato sulla sua rotta, dopo il deserto e il mare, è stato l'Italia. È sbarcata in Sicilia il 26 agosto 2008. Da allora è trattenuta nel centro di accoglienza Giovanni Paolo II di Cassibile. Dall'Italia si aspettava qualcosa di diverso. “Credevo di trovare la libertà e invece sono di nuovo prigioniera”. Prigioniera di un sistema inefficace e irrazionale. Gli sbarchi sono raddoppiati in un anno e sono aumentate le richieste d'asilo. Ma il numero dei funzionari dell'ufficio immigrazione impiegati al centro di Cassibile sono sempre gli stessi: tre. E la macchina si è intasata.


Ospiti o detenuti? Reportage dal Cara Cassibile

Richiedente asilo somalo dietro le sbarre del Cara di CassibileCASSIBILE – Visto da fuori ha la forma di una gabbia. Fatta di sbarre verdi alte cinque metri, una a dieci centimetri dall'altra. Da dentro ha la forma di un labirinto. Fatto di corridoi, letti a castello attaccati uno all'altro e lenzuola. È il centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) “Giovanni Paolo II” di Cassibile, una frazione di 6.000 abitanti del comune di Siracusa. Funziona dal luglio del 2005. Lo gestisce l'associazione Alma Mater, in convenzione con la Prefettura di Siracusa. Nel 2007 sono passate da qui oltre 3.000 persone e dall'inizio dell'anno sono già 1.565. Sono uomini (80%), donne (15%) e minori accompagnati (5%). In maggior parte somali (31%), nigeriani (18%), eritrei (9%) e maliani (8%). Quasi tutti sbarcati nel siracusano.


08 September 2008

Reportage da Trapani. Il cie Vulpitta e il nuovo Cara a Salina

Ballatoio cie VulpittaTRAPANI, 8 settembre 2008 - Sorge nel centro di Trapani il primo centro di identificazione e espulsione aperto in Italia. Venne inaugurato nel luglio del 1998, in una sezione dell'istituto geriatrico Rosa Serraino Vulpitta. La legge Turco-Napolitano, che istituiva i centri di permanenza temporanea (cpt), era stata appena approvata. Un anno dopo un incendio causò la morte di sei migranti detenuti. Dopo l'incidente, la capienza è passata da 180 a 57 posti. Nei primi sei mesi del 2008 ha ospitato 94 persone. La gestione, affidata alla cooperativa Insieme, vale un milione di euro, per una media di 80 rimpatri l'anno.


Ancora torture in Libia. Parlano i rifugiati di Salina

Pianta del piedeSALINA GRANDE – L'Italia ha firmato l'accordo di amicizia con la Libia. Presto partiranno i pattugliamenti congiunti anti immigrazione. Ma i rifugiati sbarcati sulle coste italiane, salpando proprio dalla Libia, continuano ad accusare la polizia del Colonnello Qaddafi di abusi e torture perpetrati ai danni dei migranti, anche nei campi di detenzione finanziati dall'Italia. Le ultime testimonianze vengono dai richiedenti asilo eritrei e sudanesi ospiti del centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Salina Grande, a Trapani. “La Libia è un inferno!” dichiara sotto anonimato una richiedente asilo eritrea. E mi accompagna da un gruppo di rifugiati eritrei.


Salina: 1.000 arrivi da gennaio, 30 giorni per lo status

Cortile Cara SalinaSALINAGRANDE – Raggiunge quota mille il centro d'accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Salinagrande, in provincia di Trapani. Tanti sono i richiedenti asilo – in grande maggioranza sbarcati a Lampedusa – accolti dall'inizio del 2008 fino al 12 agosto nel centro che sorge a pochi passi dalla riserva salina di Trapani e Paceco. Un dato in netto aumento rispetto ai 1.200 dell'intero 2007. E infatti il centro è sovraffollato. La normale capienza di 260 posti è stata portata a 310 con l'utilizzo dei locali della palestra come dormitorio. Il centro è aperto dal 2003, ma lavora a pieno ritmo soltanto dal 2005. Fin dalla sua apertura, è stato gestito dalla cooperativa Insieme, membro del consorzio Connecting people, e ente gestore del cpt di Trapani dal 2000.


18 August 2008

Bari: reportage dal centro d'accoglienza richiedenti asilo

Fa tappa a Bari il viaggio di Fortress Europe nei centri di identificazione e espulsione (Cie) e nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). Il Cara di Bari Palese sorge in una base dell'Aeronautica militare. Costruito per accogliere 744 persone, ospita già 978 richiedenti asilo. Tra loro anche due dei superstiti del terribile naufragio di Teboulbah, nel maggio scorso. Solo 70 degli ospiti però saranno accolti nello Sprar alla fine dell'anno. Gli altri torneranno in strada, con o senza documenti. Oppure saranno rimandati in Grecia in base al regolamento Dublino II.