Il nuovo film di Rossella Schillaci, premio miglior documentario al This Human World International Film Festival 2011 di Vienna 2011, al RAI International Film Festival 2011 di Londra e al Salina Doc Fest sezione ITALIA DOC 2011. Uno dei migliori film sui paradossi dell'accoglienza all'italiana, raccontati attraverso la storia di una vecchia clinica di Torino, occupata nel 2008 da trecento rifugiati politici somali e sudanesi. Khaled, Shukri e Ali sono tre di loro. Come i loro compagni, hanno viaggiato tra mille difficoltà pur di arrivare fin qui, in Europa, per conquistarsi una vita migliore. Ma le loro speranze si scontrano con una condizione di vita “sospesa” in attesa di una soluzione che non arriva. Vorrebbero raggiungere "un'altra Europa" ma sono bloccati in Italia dal regolamento Dublino II che li obbliga a risiedere nel primo paese Ue dove hanno fatto ingresso. Il film segue le loro vicende nell’arco di un anno e mostra la loro vita quotidiana all'interno della clinica occupata e in città, tra i problemi interni, le proteste della cittadinanza, l'impotenza dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, e lo sgombero finale con tanto di trasferimento in una vecchia caserma. L'ennesima soluzione emergenziale di Prefettura e Comune. Ma il viaggio di Khaled, Shukri e Ali non è ancora finito...
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SIRACUSA, 26 dicembre 2008 - Il 2009 rischia di essere davvero un anno nuovo per Cassibile. Segnatevi queste due date: 22 e 27 gennaio. Il 22 mattina, alle 10:00, si aprono in Prefettura le buste dei concorrenti al
CASSIBILE, 2 ottobre 2008 - Una giornata nel Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) "Giovanni Paolo II" della frazione del comune di Siracusa. Visto da fuori ha la forma di una gabbia. Ospita 247 persone in camerate di 30 letti a castello, ad agosto erano 421. Dall'inizio dell'anno ci sono già stati 32
CASSIBILE – Seconda interrogazione parlamentare nel giro di due mesi sul Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Cassibile (Sr). A presentarla è di nuovo Rita Bernardini, deputata eletta nelle liste del Partito Democratico. Dopo la visita del 5 luglio 2008, Bernardini è tornata al “Giovanni Paolo II” lo scorso 20 settembre e ha presentato una seconda interrogazione scritta ai ministri dell’Interno, della Giustizia e degli Esteri. Nel testo dell’interrogazione, Bernardini definisce il centro “fatiscente e inadeguato al soggiorno di tante persone”. Per quanto ha potuto verificare la parlamentare, ci sono “pavimenti dissestati, mura sporche e da intonacare, servizi igienici non conformi ad elementari norme di sicurezza”. Le camerate ospitano “un numero a dir poco smisurato di letti a castello dove lo spazio fra un letto e un altro non supera i 30 centimetri”. Le sbarre alle finestre e all’esterno danno al centro “l’aspetto di un carcere”.
CASSIBILE – Guidano le barche degli immigrati nel Canale di Sicilia. E sono accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Non sempre però al timone dei gommoni e dei vecchi pescherecci intercettati al largo delle coste italiane siedono contrabbandieri. A volte sono essi stessi migranti. Che per risparmiare sul costo del biglietto si offrono volontari al timone. Altre volte sono viaggi organizzati da gruppi che si dividono la spesa del gommone e del motore. Altre volte ci si dà il cambio per tutta la durata della traversata. È successo anche a Koulibali, ospite del centro di accoglienza di Cassibile. Viene dalla Costa d'Avorio. È sbarcato lo scorso 12 settembre. Dei sei giorni trascorsi in mare porta ancora le ustioni del sole su tutto il corpo. In Libia hanno pagato 700 dollari. Erano in 29, su un unico gommone zodiac. Sono partiti da Tripoli. Con una bussola e qualche consiglio sulla rotta da seguire. Dopo tre giorni la benzina è finita. A bordo non avevano acqua. Li hanno soccorsi dei pescatori italiani, poi è arrivata la Guardia costiera. A bordo dello stesso gommone c'era anche Mohammed, maliano. Anche lui conferma la versione. “Ci alternavamo al timone, nessuno sapeva esattamente dove andare”.
CASSIBILE – Letekidan ha 26 anni. Quattro mesi fa ha abbandonato l'esercito eritreo ed è fuggita. “In Eritrea avevo tutto ma mi mancava la libertà”. Il primo paese sicuro che ha trovato sulla sua rotta, dopo il deserto e il mare, è stato l'Italia. È sbarcata in Sicilia il 26 agosto 2008. Da allora è trattenuta nel centro di accoglienza Giovanni Paolo II di Cassibile. Dall'Italia si aspettava qualcosa di diverso. “Credevo di trovare la libertà e invece sono di nuovo prigioniera”. Prigioniera di un sistema inefficace e irrazionale. Gli sbarchi sono raddoppiati in un anno e sono aumentate le richieste d'asilo. Ma il numero dei funzionari dell'ufficio immigrazione impiegati al centro di Cassibile sono sempre gli stessi: tre. E la macchina si è intasata.
TRAPANI, 8 settembre 2008 - Sorge nel centro di Trapani il primo centro di identificazione e espulsione aperto in Italia. Venne
SALINA GRANDE – L'Italia ha firmato l'accordo di amicizia con la Libia. Presto partiranno i pattugliamenti congiunti anti immigrazione. Ma i rifugiati sbarcati sulle coste italiane, salpando proprio dalla Libia, continuano ad accusare la polizia del Colonnello Qaddafi di abusi e torture perpetrati ai danni dei migranti, anche nei campi di detenzione finanziati dall'Italia. Le ultime testimonianze vengono dai richiedenti asilo eritrei e sudanesi ospiti del centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Salina Grande, a Trapani. “La Libia è un inferno!” dichiara sotto anonimato una richiedente asilo eritrea. E mi accompagna da un gruppo di rifugiati eritrei.
SALINAGRANDE – Raggiunge quota mille il centro d'accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Salinagrande, in provincia di Trapani. Tanti sono i richiedenti asilo – in grande maggioranza sbarcati a Lampedusa – accolti dall'inizio del 2008 fino al 12 agosto nel centro che sorge a pochi passi dalla riserva salina di Trapani e Paceco. Un dato in netto aumento rispetto ai 1.200 dell'intero 2007. E infatti il centro è sovraffollato. La normale capienza di 260 posti è stata portata a 310 con l'utilizzo dei locali della palestra come dormitorio. Il centro è aperto dal 2003, ma lavora a pieno ritmo soltanto dal 2005. Fin dalla sua apertura, è stato gestito dalla cooperativa Insieme, membro del consorzio Connecting people, e ente gestore del cpt di Trapani dal 2000.