21 February 2013

Siria: i primi villaggi cristiani nelle mani degli insorti

Jdeyda, la casa di una famiglia cristiana bombardata dal regime

YAQUBIYA – È una donna cristiana la protagonista della battaglia di Yaqubiya, uno dei primi villaggi cristiani conquistati dall'Esercito libero siriano nella provincia di Idlib. Si chiama Raghda, è madre di tre figlie e lavora come insegnante alla scuola elementare del vicino villaggio musulmano di Janudiya. È stata lei che ha evitato il bagno di sangue in città. Proteggendo i soldati disertori delle truppe del regime e aiutandoli a unirsi ai ragazzi dell'esercito libero. Ragazzi che ha visto crescere sui banchi di scuola. Sì perché nelle campagne i combattenti dell'esercito libero sono i ragazzi dei villaggi. E lei che da quindici anni fa l'insegnante, li conosce tutti fin da bambini.

20 February 2013

Contro il regime e contro il Pkk. I primi curdi del FSA

Aleppo, un musicista curdo con i combattenti della Liwa Salah El Din

ALEPPO - Era una notte dell'ottobre 2012. Abu Mohammad fece un collegamento telefonico su Al Jazeera annunciando la nascita della prima milizia curda dell'Esercito libero siriano. Qualcuno lo identificò e presto la notizia arrivò alle milizie armate di 'Afrin del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), a cui il regime di Asad ha affidato da un anno il controllo di tutta la regione curda siriana del nord est. Ironia della sorte, a salvarlo fu un militante del Pkk, un vecchio amico, che passò da casa sua un'ora prima che lo venissero ad arrestare. E gli disse solo di fuggire immediatamente in Turchia con tutta la famiglia e senza chiedere troppe spiegazioni.

19 February 2013

Corti islamiche e servizi sociali. Islamisti ad Aleppo

Aleppo, Masakin Hananu, Distribuzione di aiuti alle donne

ALEPPO - “Che dio ci protegga! Non sto né con il regime né con l'opposizione. Bashar ci bombarda e quelli dell'esercito libero ci derubano. Aleppo era un gioiello. Oggi non c'è elettricità, gas, acqua, telefono. Niente. Io ho cinque figli, mio marito è morto sotto una bomba e devo venire a elemosinare il pane. Come siamo arrivati a questo punto? Chi ha seminato nei cuori dei nostri ragazzi tutto questo odio? Anche i soldati del regime sono i nostri figli. Chi ci guadagna da tutto questo sangue?”. Le donne intorno a Amal approvano. Saranno duecento. Molte hanno in braccio i bambini. Sono in fila da tre ore per ritirare un pacco di viveri. Alcune sono vedove di combattenti dell'esercito libero. Altre di soldati del regime. Ma ai loro occhi non fa molta differenza, chiamano martiri gli uni e gli altri.

18 February 2013

La principessa di Mariam e la guerra di Aleppo


Aleppo, alunni della scuola di Mashhad
ALEPPO – Quella di oggi per Aleppo è una splendida giornata. Sono le otto del mattino e il sole debole dell'inverno non è ancora riuscito a dissipare la coltre di nebbia lasciata dalla notte sulla città. Il cielo è lontano. Invisibile. Come pure i suoi aerei. Quelli che ogni giorno da sei mesi fanno incursioni su questa città martoriata bombardando i quartieri in mano all'esercito libero. “Se noi non vediamo l'aereo, lui non vede noi. E allora possiamo stare tranquilli, almeno fino a quando non salirà il sole”. Abu Mohammad mi invita a prendere posto in un bar popolare di Masakin Hananu.