21 January 2011

Mi scusi presidente

Enrico Mentana per la televisione, Antonio Padellaro per la carta stampata, e – attenzione! - Bruno Vespa per “il prestigio della categoria”. Sono i vincitori del premio Saint-Vincent di giornalismo, evento mondano della casta dei giornalisti che oggi, 21 gennaio, si autoincensano riuniti in pompa magna al cospetto del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nei salotti affrescati del Quirinale. Il mio nome era sulla lista degli invitati, in quanto vincitore l'anno scorso del premio giornalistico “Colomba d'oro”. C'ho pensato su fino all'ultimo. E alla fine ho deciso di disertare la cerimonia. E di spedire a Napolitano questa lettera.

Mi scusi presidente, ma stamattina la mia poltrona resterà vuota. Mi sembra il miglior modo per celebrare la giornata nazionale della stampa: essere altrove. I motivi sono tanti. Innanzitutto non mi sembra affatto un onore applaudire un paggio ormai vetusto come Bruno Vespa, che da trent'anni occupa le reti pubbliche a nostre salatissime spese con i suoi inconsistenti salottini. Né tantomeno mi sembra un onore ascoltare le parole della federazione nazionale della stampa italiana sullo stato del giornalismo in questo paese. Il suono dell'ipocrisia mi disturba l'udito. Soprattutto se penso a tutti quei quotidiani nazionali che non pagano il lavoro, e a tutti quei colleghi - molto più bravi delle cariatidi che oggi premiate - che hanno cambiato mestiere perché l'affitto e il mutuo non si pagano con la gloria di una firma pubblicata a gratis su un quotidiano nazionale. Infine non mi sembra un onore stringere la mano a un signore incapace di spingere certi temi, se necessario anche fino allo scontro istituzionale. Perché è inutile celebrare la libertà di stampa nei salotti, quando sappiamo bene quale sia la situazione del conflitto di interessi nel nostro paese, a destra con le proprietà di Berlusconi, a sinistra con la dipendenza cronica dai finanziamenti pubblici e le parentopoli varie, al centro coi veti dei vescovi, e ultima della fila alla Rai, con le lunghe mani di tutti i partiti che se la sono sempre spartita


E poi a dirla tutta, in questa Italietta non mi sembra nemmeno più un onore ricevere dei premi. Sinceramente preferirei una proposta di lavoro a un trofeo. Nel giugno del 2010 mi sono stati conferiti quattro premi al giornalismo. E mi sono trovato in difficoltà ad accettarli, per il semplice fatto che è difficile spiegare ai 250.000 lettori del mio blog Fortress Europe, che in Italia si premiano i disoccupati. Che in Italia uno che per le sue inchieste riceve tre premi nazionali e uno internazionale, i cui libri sono tradotti in spagnolo e tedesco, per tirare a campare vende in nero collanine touareg mercanteggiate nelle oasi del deserto e gira l'Italia con valigie cariche di libri da vendere durante le presentazioni per rientrare delle spese dei suoi reportage.


È amaro girare il mondo presentando i miei libri, dal Marocco alla Germania, dalla Spagna alla Turchia, dal Belgio alla Grecia, e presentarmi come disoccupato. Perché nessun giornale in Italia è interessato a investire sul giornalismo d'inchiesta, e che il massimo che ti sanno proporre è di curare una pagina gratuitamente su un sito. O che devi litigare ogni volta per farti pagare metà del minimo sindacale, e devi stare attento che non ti ripubblichino le foto senza dirtelo e senza pagartele. È amaro pensare che forse a trent'anni la scelta migliore sia ritirarsi in campagna a fare l'orto.


Sarà che io il mestiere l'ho imparato sul campo e non sui banchi delle scuole di giornalismo, ma a me sembra che il senso di questo mestiere si trovi altrove. Non sta nei salotti romani. Ma piuttosto per strada, nelle scarpe impolverate di chi ancora va incontro alle storie che raccontano il mondo che cambia.


Presidente, facciamo che festeggiamo un'altra volta. Quando questo Paese sarà cambiato. Quando i migliori tra i miei amici torneranno dall'estero dove sono emigrati. Facciamo che festeggiamo quando alle mie amiche ai colloqui di lavoro torneranno a guardare il curriculum anziché le tette. Facciamo che festeggiamo quando gli editori inizieranno a pagare il lavoro per quello che vale, in denari e non in pacche sulle spalle perché siamo compagni. Facciamo che festeggiamo quando ad amministrare questo bel paese saranno persone valide e meritevoli, e non zoccole, servi, parenti e loschi personaggi in aria di mafia. Facciamo che festeggiamo quando la vostra generazione di ottuagenari farà il suo dovere, togliendosi una volta per tutte di mezzo e passando il testimone.


Ps. Le invio anche la canzone “Io non mi sento italiano”, di Giorgio Gaber. Se la riascolti, perché è quello che molti italiani pensano. Magari sembrano irriverenti, ma sono loro quelli che vogliono bene al paese. Non voi.


44 comments:

Sara said...

Anch'io ho la tua età e mi ritrovo in molto di quello che hai scritto..Hai fatto la scelta più coerente che potevi fare.

balconaggio said...

chapeau!

daniela said...

bravo.

Anonymous said...

spettacolare!
Marco

Anonymous said...

Mi tocca questa lettera per la sua veridicità. Cosa mi resta se non condividerla.....tristemente....

APS Sconfinamenti said...

Come non condividere questa tua bellissima lettera a Napolitano? soprattutto da chi condivide l'estrema precarietà derivante dai propri impegni nel sociale. Abbiamo suggerito a tutti sinceramente la lettura di questa lettera, alla quale ci associamo...

Aps Sconfinamenti - Napoli

Giulia said...

fantastico!!!

Anonymous said...

Grande! Sottoscrivo in pieno

Anonymous said...

Un plauso da un emigrato in terra svedese. Bravo!

giorgio said...

Tutti coloro che hanno scelto di non rinunciare alla propria dignità, non possono non condividere le tue parole

Alessia Montuori said...

chissà se ti ascolterà.....
bravo Gabriele!
Alessia

Anonymous said...

Da giornalista che fa tre lavori per campare condivido di cuore. Tutto. Complimenti per la lucidissima, chiarissima e bellissima lettera. Anche se dei miei complimenti non credo tu te ne faccia molto! Con stima. Serena

Anonymous said...

Caro Gabriele,
apprezzo quanto scrivi e condivido quanto senti. Non sono giornalista come te, ma sono convinta che se è valido il detto "verba manent" forse scrivere sia uno degli atti di responsabilità e di espressione libera che ancora ci sono rimasti in questo paese. Il tuo disagio, che rappresenta quello di un'intera generazione, colta, ambiziosa, lavoratrice, non è una caricatura, né appartiene ad uno spirito disfattista. Il tuo sentimento è cartina di tornasole del disincanto di noi quasi trentenni, che pur ricchi di esperienze, non riusciamo a metterle in circolo in una società che preferisce restar chiusa in se stessa. Riconoscimenti e premi, pacche sulle spalle e tanti Bravo, ma nessun lavoro. Continuiamo a insistere. Sono certa che atti come il tuo possano cambiare le cose.Di certo lasciano un segno. Sara Borrillo

gherardo said...

Condivido in pieno la tua lettera. Anch'io sono un giovane giornalista che viaggia sui 200 euro al mese... (Corriere della Sera/ Firenze). Ma penso che purtroppo il problema non riguardi solo questo settore, ma veramente tutta la nostra generazione. Perché non riusciamo mai a coalizzarci e a farci sentire? Perché continuiamo ad assistere inerti alle assurde battaglie di sindacati che lottano per continuare a garantire diritti che noi non potremo mai avere? Perché pensiamo solo a scappare altrove (ho vissuto tre anni a Parigi e penso di ripartire) e non siamo capaci di cambiare la nostra Italia?
Gherardo Vitali Rosati

Anonymous said...

Condivido quasi tutto, visto che sono un neo-giornalista 26enne pagato da un giornale locale circa 4 euro ad articolo. Però secondo me hai sbagliato a fare di tutta l'erba un fascio dando implicitamente del cariatide anche a Padellaro, che ha fondato un giornale che non riceve finanziamenti pubblici.
a parte questo, tutto condivisibile. bisognerebbe fondare un sindacato dei collaboratori per organizzare uno sciopero nazionale dei collaboratori. I giornali senza di noi non potrebbero uscire

Anonymous said...

Bell'articolo, condivido.

Non condivido Gaber...o forse Ombretta Colli. Delle canzoni del marito non avrà capito nulla o si sarà semplicemente venduta anche lei al dio denaro...ciao.

Paola da lampedusa said...

Grande. Grande. Grande.

Anonymous said...

Clap Clap Clap!

alle said...

like

iggy said...

coraggiosamente impeccabile.
enorme!

elisa said...

ho appena ascoltato la tua lettera letta su radio popolare. felice di ascoltarla!

Luciano said...

Concordo con quanto scrivi. Di questi "parrucconi", pennivendoli di regime, ne possiamo proprio fare a meno.

anna maer said...

un atto di grande senso civico. Sei unico.

lunablu2 said...

anche per me è stato un piacere ascoltarla

Anonymous said...

L'HO SENTITA A RADIOPOP., L'HO RILETTA, L'HO INVIATA A MIA FIGLIA OGGI 26ENNE, ALL'ESTERO APPUNTO PER CERCARE DI FARE REPORTAGE E GIOCARSI LA SUA PASSIONE, I SUOI SOGNI....L'HO FATTO CON L'INTENTO DI RASSERENARLA...SIETE IN TANTI E CE LA FARETE!! GRAZIE

Anonymous said...

Sottoscrivo tutto.
Gino Di Costanzo
(Un architetto di 48 anni disoccupato da 8 mesi)
il mio sito è
www.ilpuntoimproprio.splinder.com

Luciano Muhlbauer said...

ciao Gabriele, oggi mentre ero in macchina ho sentito su Radio Popolare della tua lettera. Ora che sono a casa me la sono letta. L'ho condivisa anche su twitter e faccialibro, così, spero, anche altri la leggeranno. Conosco e apprezzo da anni il lavoro che fai. E questo dà ancora più forza alle tue parole. Che sono vere e autentiche.
un abbraccio
Luciano

periypsos said...

una lettera necessaria, parola per parola! come tutto quello che ho letto di tuo. Grazie Gabriele,continua a scrivere e ad essere così!

Anonymous said...

Fintanto che ci saranno giovani come te l'Italia avrà sicuramente un futuro. Sono veramente depresso nel vedere che le menti migliori debbano essere riconosciute all'estero perchè in questa italietta hanno spazio solo gli encefalitici del grande fratello
Antonello

viveresisteresistendo said...

Ciao Gabriele concordo in pieno con quello che hai scritto. Una lettera coerente con le tue (nostre) idee e molto dignitosa.
Coraggio. Un abbraccio.

Saeko said...

ciao gabriele. grande lettera! il mio ragazzo ha sentito il tuo messaggio su radio popolare e mi ha suggerito di leggerla. ank'io sono una giornalista senza contratto. scrivo per il giorno da 9 anni, tutti i giorni, senza speranza di un assunzione. ank'io sono costretta a fare dell'altro x pagare il mutuo e x vivere decorosamente..purtroppo siamo in tantissimi. grazie x questa lettera. speriamo ke qualcuno la legga, qualcuno ke possa cambiare le cose senza fare finte promesse. forse dovremmo mobilitarci, forse dovremmo mettere insieme le forze. sicuramente ci vorrebbe qualcuno disposto ad ascoltarci, qualcuno ke sia pronto a perdere la sua fetta di torta x garantire un futuro all'informazione e ai giovani ke vorrebbero provarci..ma non so se in questa italia, al di la delle kiakkiere, ci sia qualcuno ke può e vuole cambiare le cose x il bene del proprio paese..ancora grazie! emanuela

periypsos said...

Gabriele!
scalda davvero il cuore leggerti! sento il bisogno che siano in tanti a leggere la tua lettera e la speranza che sia l'inizio di una valanga.
grazie!
Gaetano

riccardo said...

Caro Gabriele,
premetto che condivido la scelta di disertare premiazioni di questo tipo, e il tenore generale della lettera.

Non capisco tuttavia il motivo di mettere Padellaro sullo stesso piano di Vespa.. a rileggere la mail non c'è una critica esplicita del direttore del Fatto, ma nemmeno un distinguo in proposito. A chi è riferito il passaggio "signore incapace di spingere certi temi"? Vespa a parte per ovvi motivi, mi sembra si addica più a Mentana che a Padellaro.

Cmq, mi sembra che Padellaro meriti un miglior trattamento: mi sembra che il Fatto ha una redazione relativamente giovane, e credo che paghino i collaboratori (stando ad un articolo di polisblog hanno anche distribuito parte del surplus ai dipendenti in una sorta di incentivo); inoltre Padellaro ha dimostrato di avere la schiena dritta con il recupero dell'unità, anche se poi è stato allontanato per la sua opposizione al Berlusconi, fatto che non andava giù al PD Veltroniano.

Vorrei avere chiarimenti in proposito. Non voglio fare polemica, mi interessa sapere l'opinione di un addetto ai lavori. Preciso che è la prima volta che visito questo blog, quindi potrei essere abbastanza fuori luogo...

Cordialità

Riccardo Bof

Giulio Sensi said...

Ciao Gabriele, hai colto un punto chiave e difficile da far capire: stiamo perdendo una generazione di giornalisti, e purtroppo nessuno è "cavaliere del lavoro giornalistico". E' amaro, ma è così.

Marina Viola said...

emozione e brividi.

sabino said...

chapeau!

Osservatorio Migranti "AfriCalabria" - Rosarno said...

Gabriele sei un grande! Stiamo dalla tua parte e siamo felici di averti conosciuto.
Un abbraccio da Rosarno.
Giuseppe Pugliese - Osservatorio Migranti "AfriCalabria"

Dottor Mario Figoni said...

Complimenti per quello che hai fatto e che continui a fare. Troppa gente soffre e muore perché che si deve dare da fare non fa nulla.
E' dovere di tutti quelli come te e come noi, che ti leggiamo ed approviamo, di continuare a disturbare e a scomodare le istituzioni e la massa amorfa, xenofoba, razzista e schiavista.

Anonymous said...

Del Grande, nomen omen!!! Grandissimo!

alberto fornari

Anonymous said...

Per la lettera al presidente: mi inchino alla tua coerenza.
Chiara Vecchio Nepita

Anonymous said...

una scelta coraggiosa, sono quasi commossa

Gianrigo said...

Quante ne ho scritte di lettere cosi, di solito a redattori e direttori di giornali. Ti rispondo da Jakarta, nell'altro emisfero. L'Indonesia e' uno dei paesi piu' poveri del mondo, e guarda un po', qui ho trovato lavoro. Un italiano, con un libro reportage, infinite storie scritte, fotografate e filmate alle spalle e' dovuto andare nel Terzo Mondo per avere la possibilita' di praticare la sua professioine. bellisima lettera, sacrosanta verita'. Se mai ci si decida di unirci per cambire le cose, io torno. contate su di me!
un caloroso saluto. gianrigo www.vagabondreporters.com

Anna said...

Caro Gabriele ( mi permetto di usare Caro, spero mi perdonerai dato che non ci conosciamo),ti ringrazio per ciò che sei, per ciò che scrivi, per il tuo impegno, per la tua visione, per il tuo blog.
Oggi in questa giornata di neve e freddo, trascorrendo il pomeriggio alla ricerca di qualcosa che arricchisse il mio blog ho incontrato il tuo. E volevo dirti che mi sono permessa di pubblicare sul mio blog il tuo articolo "mi scusi presidente" con un cappello che consiglia a chiunque desideri trovare informazione in rete, che non sia pilotata, filtrata o venduta di leggere il tuo blog. (ovviamente ti ho anche inserito nel mio blogroll). Se ti va, leggi quel che ho scritto di te, solo due righe, ma con tutto l'affetto che posso rivolgere ad un Essere che su questo pianeta ancora ha la forza di seguire il suo Sentire.
Grazie Gabriele. Con stima . Anna afrugiada.blogspot.com

Anonymous said...

Timore di essere banale. Dico solo condivido in pieno.
Ciao

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