25 April 2008

Lampedusa: tornano in libertà i detenuti del Cie. E c'è chi lascia l'Italia

BOLOGNA, 25 aprile 2008 – Tornano in libertà i 700 emigrati tunisini e marocchini detenuti da fine dicembre nel Centro di identificazione e espulsione di Lampedusa. Il decreto 11/2009 che ne aveva autorizzato il trattenimento oltre i 60 giorni previsti per legge (fino a un massimo di sei mesi) scade infatti il 26 aprile e la legge di conversione approvata dal Parlamento ha bocciato la norma che prolungava i termini di detenzione. I trasferimenti sono iniziati già da mercoledì 22 aprile con 121 persone portate in aereo a Roma e a Crotone e da lì rilasciati con un foglio di via. Il 23 aprile altre 140 persone sono partite da Lampedusa dirette ai centri di Gorizia, Milano e Trapani. E il 24 sono partiti ulteriori voli.

21 April 2008

Stowaway, nascosti sui cargo per arrivare in Europa

Tratto da Repubblica.it, di Giovanni Maria Bellu

GENOVA, 21/04/08 - Danno l'assalto all'Occidente a mani nude, soli, senza l'aiuto delle organizzazioni dei trafficanti. Vengono accolti sempre con lo stesso grido: "Stowaway on board!" , clandestino a bordo. Ogni anno nel mondo accade circa duemila volte: lungo le rotte dall'Africa all'Europa, dal Golfo di Guinea al Brasile, dall'Asia alla costa orientale degli Stati Uniti. Nel solo porto di Genova, secondo i dati della polizia del mare, dal gennaio del 2007 ne sono arrivati dieci. Qualcuno è stato individuato durante il viaggio, altri sono sbucati dopo l'approdo. Chi dal bagagliaio di una macchina, chi da un container, chi dal vano del timone.

18 April 2008

La Germania addestra da anni la polizia libica

di Roman Herzog

SIRACUSA, 18 aprile 2008 - Dal 2005 almeno 30 agenti delle forze speciali di intervento rapido (SEK) e delle brigate antiterroristiche (GSG 9) della polizia tedesca e graduati militari hanno addestrato a Tripoli unità militari e forze di polizia libiche in tecniche di interrogatorio ed esercitazioni antiterroristiche. Secondo fonti tedesche, le operazioni erano ancora in corso all’inizio del 2008 e potrebbero esserlo tutt’ora. I corsi di addestramento sono stati affidati all’impresa privata di sicurezza BDB Protection GmbH, con sede a Wiesmoor, fondata da un ex-agente SEK. Il programma di addestramento, tenutosi in una caserma a Tripoli, comprendeva interventi di forze speciali su edifici, arrembaggi e operazioni con elicotteri. La BDB è stata pagata 1,6 milioni di euro dal governo libico, tra il 2005 e il 2006, e ogni agente militare ha ricevuto in media 50.000 euro. Alle attività della BDB in Libia hanno partecipato sia ex agenti militari e della polizia tedesca sia agenti tuttora in servizio, alcuni dei quali hanno approfittato delle ferie per svolgere questo lavoro.

Unhcr: no alle riammissioni dei richiedenti asilo in Grecia

ROMA, 18 aprile 2008 - L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha presentato un documento in cui si consiglia ai governi dei paesi che hanno sottoscritto il Regolamento di Dublino di non rinviare i richiedenti asilo in Grecia fino a nuova comunicazione da parte dell’Agenzia per i Rifugiati delle Nazioni Unite.

16 April 2008

Strage di Natale: 30 anni al comandante della Yohan

CATANIA (16 aprile 2008) – Ha finalmente un colpevole la più grande tragedia dell'immigrazione del dopoguerra nel Canale di Sicilia: la strage della notte di Natale del 1996 in cui persero la vita 283 persone tra pakistani, indiani e cingalesi Tamil. La Corte d'assise d'appello di Catania ha condannato a 30 anni di reclusione per omicidio plurimo colposo il libanese El Hallal Youssef, comandante della nave Yohan che causò il naufragio avvenuto tra l'isola di Malta e le coste siciliane, a 19 miglia al largo di Capo Passero. El Hallal rischia però di non scontare la pena e di non pagare la provvisionale di 20.000 euro a ciascuna delle famiglie delle vittime che si sono costituite parti civili. È stato infatti giudicato in contumacia. Lo scorso 9 maggio la Corte d'assise di Siracusa aveva assolto Turab Ahmed Sheik, l’armatore pachistano della F-174, residente a Malta.

Sulla nave Yohan guidata da Youssef El Hallal viaggiavano 450 persone. Stavano in mare da due settimane, vagando senza meta. Tourab era in difficoltà perché gli serviva una barca più grande del solito. Lavorava da un paio d'anni, trasbordando gli immigrati dalle grosse navi verso le coste siciliane e quella sera doveva guadagnare 50.000 dollari. Alla fine riuscì a comprare la F-174. Un vero rottame, una nave della marina inglese del 1944. Quando finalmente le due navi si affiancarono, più di trecento passeggeri, esasperati si catapultarono sulla F-174. Nell'operazione le due navi si scontrarono e si aprì una piccola falla nello scafo della F-174, ma nessuno sembrò accorgersene. Stracarica la F-174 procedeva verso la Sicilia continuando a imbarcare acqua. Chiuse nella stiva, centinaia di persone battevano le mani sul ponte perchè li facessero uscire, con l’acqua ormai alla gola. Il capitano greco Zerburakis allarmato chiamò per radio El Hallal perché tornasse indietro a soccorrerli. Zerburakis si era recato apposta a Malta per l'operazione. La sera del naufragio aveva litigato con Turab, che non voleva uscire con il mare in tempesta e lo aveva fatto salpare da solo, insieme a altri due maltesi. La Yohan tornò indietro. La visibilità era ottima, tanto che i superstiti dichiararono che si vedevano le luci della Sicilia. Ma il mare era mosso. La Yohan, guidata da El Hallal, si schiantò contro la F-174, che affondò in pochi minuti, come un ferro da stiro, trascinandosi dietro le vite di quasi trecento persone. Riuscirono a salvarsi in poche decine, aggrappandosi alle corde gettate in mare dalla Yohan. El Hallal fuggì senza dare nessun allarme alle capitanerie di porto e sbarcò i superstiti in Grecia qualche giorno dopo. Quando denunciarono alla polizia l’accaduto, gli immigrati non vennero creduti.

La notizia del naufragio venne diffusa per la prima volta dall’agenzia stampa Reuters, il 4 gennaio 1997. Un gruppo di immigrati asiatici arrestati in Grecia, recitava il lancio, si dichiaravano superstiti di un naufragio costato la vita a 283 persone la notte del 26 dicembre nelle acque del Canale di Sicilia. La segnalazione venne presa con scetticismo dalle autorità italiane. Era impossibile che non ci fosse traccia di una così grave tragedia, nessuna cadavere era stato avvistato, e nemmeno pezzi del relitto. L’unico a seguire la pista in Italia fu il giornalista Dino Frisullo, scomparso nel 2003, che già nel gennaio 1997 aveva stabilito contatti con i superstiti arrestati nel Peloponneso e con le famiglie delle vittime del naufragio, pakistani, indiani e tamil dello Sri Lanka. Frisullo fece di più. Consegnò personalmente ai sottosegretari dell’allora governo Prodi, al capo della polizia e alle autorità giudiziarie un dossier con i nomi degli organizzatori della traversata, dalla Turchia alla Grecia e a Malta. A trovare la tragica conferma di quanto accaduto fu un altro giornalista Giovanni Maria Bellu, che il 13 giugno 2001, attraverso le indicazioni di un pescatore di Porto Palo e con l'ausilio di un robot sottomarino riuscì a fotografare il relitto della nave. I pescatori della zona sapevano tutto. Per mesi avevano pescato cadaveri insieme al pesce. Ma non avevano denunciato niente, per non incorrere nel blocco della pesca. Sulla strage Bellu ha pubblicato un libro, "I fantasmi di Portopalo", edito da Mondadori, e insieme a Renato Sarti ha messo in scena lo spettacolo teatrale "La nave fantasma". Recentemente Carlo Lucarelli ha dedicato una puntata di Blu notte alla vicenda. Intanto il relitto e i resti delle vittime sono ancora in fondo al mare.

Per saperne di più leggi lo SPECIALE PORTOPALO su Meltingpot

04 April 2008

In fuga dallo Yemen

Il dramma dei somali in fuga dalla guerra civile. Il 60% della popolazione di Mogadiscio ha abbandonato la città dopo l'arrivo dell'esercito etiopico. Il Kenya ha chiuso le frontiere e per lasciare il Paese non resta che imbarcarsi per lo Yemen. Un vero e proprio esodo costato la vita a migliaia di uomini e donne. Le cifre sono impressionanti: 30.000 gli arrivi nel 2007. I morti accertati sono 1.400, annegati o uccisi dagli scafisti. Il video è di Riccardo Frugone, per Rai News 24

02 April 2008

Marzo 2008

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ROMA - “L'ultima cosa che ricordo fu la sensazione di un boato tremendo, come una bomba. Ricordo di aver mollato la ringhiera, mentre pioveva di tutto, sbarre di ferro, vetri, lamiere, pezzi di legno, e quella sensazione di volare nel buio per un tempo interminabile fino all’impatto con l’acqua gelida...”. Era il 28 marzo 1997. Nel Canale d'Otranto, a 25 miglia dalla costa pugliese, la nave della marina militare italiana Sibilla speronava e affondava la motovedetta albanese Kater I Rades. Morirono 108 persone. I corpi recuperati furono 81. Il 19 marzo 2005 il Tribunale di Brindisi ha condannato in primo grado il pilota della Kater, Namik Xhaferi, a quattro anni di carcere e Laudadio Fabrizio, comandante della Sibilla, a tre anni. Ogni famiglia delle vittime è stata risarcita con 35.000 euro. Nel 1999 i familiari delle 20 vittime, italiane, del Cermis furono risarciti per 4 miliardi di lire. La vita di un italiano vale grossomodo quanto quella di 60 albanesi. Gli avvocati delle vittime sono ricorsi in appello. Ma dall’iter processuale, sono via via scomparsi i nomi eccellenti, di quei politici e quei generali che dettero l’ordine di respingere i profughi albanesi. Fuggivano dalla guerra civile scoppiata in Albania in seguito ad una gravissima crisi finanziaria. Tre giorni prima, il 25 marzo, il governo Prodi e il ministro dell’interno Giorgio Napolitano, avevano firmato un trattato col presidente albanese Sali Berisha. L’Italia prometteva aiuti e in cambio Tirana autorizzava il blocco navale del Canale di Otranto. Navi italiane in acque albanesi, e respingimenti in alto mare, nonostante il parere negativo dell’allora Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Fazlum Karim.

Mart 2008

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ROMA- “Hatırladığım en son şey çok büyük bir gürültüydü, bomba gibi. Karanlıkta uçtuğumu ve sonra da buz gibi suyu hatırlıyorum. Gemi paramparça oldu: demir çubuklar, camlar, metal kaplamalar, tahtalar başımıza yağmaya başladı […]” Tarihler 28 Mart 1997’yi gösterirken Puglia’nın 25 mil açığında İtalyan bandralı küçük torpido muhribi Sibilla, Arnavutluk bandralı eski bir gemi olan Kater I Rades ile çarpıştı. 19 Mart 2005’te Brindisi Mahkemesi, Kater’ın komutanı Namık Xhaferi’yi dört yıl, Sibilla’nın komutanı Laudadio’yu üç yıl hapis cezasına çarptırdı. Her bir kaza kurbanının ailesine 35,000’er Euro tazminat ödendi. 1999’da Cermis kazasında hayatını kaybeden 20 İtalyan vatandaşının ailelerine 2 milyon Euro tazminat verilmişti. Bir İtalyanın hayatı 60 Arnavuta eş değer. Bu olayda komutanlar suçlu bulundu, ama hiçbir mahkeme, Sibilla’ya Arnavutluk gemisine çarpıp batırması emrini veren politikacıları ve generalleri yargılamayacak. Gemidekiler ağır bir mali krizle sarsıldıktan sonra iç savaşla karşı karşıya kalan Arnavutluk’tan kaçıyorlardı. Kazadan üç gün önce, 25 Mart’ta İtalyan hükümeti Arnavutluk Devlet Başkanı Sali Berisha ile denizde devriyelerin görev yapması ve göçmenleri geri çevirmesi için bir andlaşma imzalamıştı. Andlaşma, Birleşmiş Milletler Mülteciler Yüksek Komiseri Fazlum Karim’in aksi yöndeki görüşlerine rağmen imzalanmıştı.

ΜΑΡΤΙΟΣ 2008

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«Το τελευταίο πράγμα που θυμάμαι είναι ένας τρομακτικός ήχος, σαν έκρηξη βόμβας. Θυμάμαι την κουπαστή του πλοίου να εξαφανίζεται και παντού να πετάγονται κομμάτια από τα πάντα, από ατσάλι, γυαλί, ξύλο, χαρτιά... το αίσθημα να βρίσκεσαι στο κενό για μια αιωνιότητα και μετά την πρόσκρουση στο παγωμένο νερό». Ήταν 28 Μαρτίου 1997. Στα στενά του Οτράντο, 25 ναυτικά μίλια από τις ακτές της Απουλίας, το ιταλικό πολεμικό πλοίο «Sibilla» εμβολίζει και βυθίζει το αλβανικό πλοίο «Kater I Rades». Πεθαίνουν 108 άνθρωποι. Θα βρεθούν τα πτώματα μόνο των 81 από αυτούς. Στις 19 Μαρτίου 2005 το δικαστήριο του Μπρίντεζι καταδικάζει τον Namik Xhaferi, κυβερνήτη του αλβανικού πλοίου, σε τέσσερα χρόνια φυλάκισης και τον Laudadio Fabrizio, κυβερνήτη του ιταλικού πολεμικού, σε τρία. Στην οικογένεια κάθε θύματος δόθηκαν ως αποζημίωση 35.000 ευρώ. To 1999, στην οικογένεια καθενός από τα 20 θύματα της «σφαγής του Cermis» (όταν αεροσκάφος των ΗΠΑ έκοψε το καλώδιο τελεφερίκ) δόθηκαν ως αποζημίωση 2 δισεκατομμύρια λιρέτες. Η ζωή ενός ιταλού αξίζει όσο η ζωή 60 αλβανών. Οι δικηγόροι των θυμάτων έκαναν έφεση. Όμως στη δικαστική διαδικασία ποτέ δεν αναφέρθηκαν τα ονόματα των πολιτικών και των στρατιωτικών που είχαν διατάξει τον αποκλεισμό των αλβανών προσφύγων, ανθρώπων που έφευγαν για να ξεφύγουν από μια χώρα στα πρόθυρα εμφυλίου πολέμου, με μια κατεστραμένη οικονομία. Τρεις ημέρες πριν το ναυάγιο, στις 25 Μαρτίου 1997, ο υπουργός εσωτερικών της Ιταλίας Giorgio Napolitano είχε υπογράψει μια συμφωνία με τον πρόεδρο Sali Berisha, σύμφωνα με την οποία ο στρατιωτικός έλεγχος των στενών του Οτράντο θα περνούσε αποκλειστικά στην Ιταλία, με αντάλλαγμα παροχή οικονομικής βοήθειας προς την Αλβανία. Ο ναυτικός αποκλεισμός από ιταλικά πλοία μέσα σε αλβανικά χωρικά ύδατα είχε δεχθεί, πριν ακόμα από τη ναυτική τραγωδία, έντονες επικρίσεις από τον Fazlum Karim, επίτροπο τότε των Ηνωμένων Εθνών για τους πρόσφυγες.

March 2008

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ROME - "The last thing I remember was a tremendous rumble, like a bomb. I remember I flew in the dark and then the icy water. The ship flew in pieces: iron bars, glasses, plates and woods fell down over our heads […]” It was the 28th March 1997 and the Italian corvette Sibilla collided with the old Albanian ship Kater I Rades, 25 miles off Puglia. 108 people died. The 19th March 2005 the Court of Brindisi sentenced the Kater commander, Namik Xhaferi, to four years of jail and Fabrizio Laudadio, the commander of Sibilla, to three years. Each family of the victims has been compensated with 35,000 euros. In 1999 the families of the 20 Italian victims of Cermis incident were compensated with 2 millions euro. The life of an Italian is worth as those of 60 Albanians. The commanders have been found guilty, but no Court will judge the politicians and the generals who gave Sibilla the order to hit the Albanian ship and sink it. They were escaping from the civil war broken out in Albania as a result of a heavy financial crisis. Three days before, 25th March, the Italian government had signed a treaty with the Albanian President Sali Berisha in order to patrol the sea and return the migrants, despite the negative opinion of the United Nations High Commissioner for Refugees, Fazlum Karim.

Marts 2008

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23 migranter døde i Middelhavet, tre blev skudt i Ægypten, adskillige er forsvundet efter seks spøgelsesskibbrud ud for Spanien, Vestsahara, Algeriet og Tyrkiet og mindst 128 somaliske flygtninge druknede ud for Yemens kyst. En rapport rejser bekymring for flygtninge i Tyrkiet og ECRE opfordrer EU til at stoppe tilbagevisninger til Grækenland. Samtidig er EU-parlamentet ved at vedtage et direktiv om internering og deportation. Schweits vil bruge strømpistoler mod migranter og i Spanien er tre politibetjente anklaget for mord. Denne måneds Fortress Europe update indeholder også et musik-tema om de algierske rappere, der udtrykker migranternes vrede.

01 April 2008

Yemen: ancora una strage dell'esodo somalo, 53 morti

SANAA, 1 Aprile 2008 (Reuters) - Almeno 53 somali sono annegati al largo delle coste dello Yemen in fuga dalla Somalia. Solo 92 dei 145 passeggeri si sono salvati una volta costretti dall'equipaggio a gettarsi in mare e raggiungere a nuoto le coste della provincia di Abyan. La scorsa settimana erano morte altre 75 persone sulle stesse rotte. Lo scorso anno oltre 1.400 persone sono morte durante la traversata del Golfo di Aden, compiuta da almeno 300 imbarcazioni ('ufficialmente' censite) per un totale di oltre 28.000 persone sbarcate in Yemen. Secondo l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) al momento in Yemen si trovano 113mila profughi africani regolarmente censiti; per le autorità yemenite gli immigrati africani sono in totale oltre 750mila